20 anni insieme nella vigna di Dio: a Chiavari la comunità ucraina ha celebrato il giubileo
27 aprile 2026
Il 25 aprile 2026, la comunità ecclesiale ucraina di Chiavari ha celebrato il 20° anniversario della propria fondazione. La celebrazione giubilare, svoltasi sotto il motto «20 anni insieme nella vigna di Dio», è stata un’occasione di preghiera comune, gratitudine e incontro per tutti coloro che, in questi due decenni, hanno contribuito a costruire la vita di questa comunità.

La giornata è iniziata nella chiesa di San Bernardino con la Divina Liturgia, presieduta da Mons. Hryhoriy Komar, Amministratore Apostolico per i fedeli ucraini cattolici di rito bizantino residenti in Italia.
Cristo viene per rialzare l’uomo dalla paralisi del peccato
Nell’omelia, Mons. Hryhoriy ha richiamato il racconto evangelico della guarigione del paralitico presso la piscina probatica. Secondo il Vescovo, questo episodio non è soltanto il ricordo di un fatto avvenuto nel passato, ma apre un significato profondo per la vita spirituale di ogni persona.
«Il racconto evangelico del paralitico è molto ricco di simboli e contiene indicazioni dirette per la nostra vita spirituale. Non possiamo guardarlo soltanto come a un fatto accaduto nel passato a una persona concreta e senza alcun rapporto con noi. Perché, probabilmente, ciascuno può chiedersi: dove mi trovo io in questa storia? Che cosa significa per me? Che significato ha per la mia vita spirituale, per il mio rapporto con il Signore Dio e anche con le altre persone?», ha affermato il Vescovo.
Mons. Hryhoriy ha sottolineato che la Chiesa legge questo Vangelo nel tempo pasquale, quando i cristiani glorificano la Risurrezione di Cristo e riscoprono la sua azione nella propria vita.
«Ci troviamo ora nel tempo pasquale, glorifichiamo la Risurrezione di Cristo e desideriamo sperimentare la risurrezione anche nella nostra vita spirituale. E la risurrezione, il rialzarsi, è proprio la liberazione dalla paralisi spirituale, la liberazione dalla schiavitù del peccato e delle passioni che possono dominare su di noi. Anche noi abbiamo bisogno di alzarci da questo letto del peccato che ci trattiene, per andare e diventare testimoni della misericordia di Dio e della sua azione nella nostra vita», ha detto Mons. Hryhoriy.
«Non ho nessuno»: il dolore della solitudine e la risposta di Cristo
Un’attenzione particolare è stata dedicata alle parole del paralitico: «Non ho nessuno». In esse, ha osservato il Vescovo, emerge non soltanto una debolezza fisica, ma anche una profonda solitudine umana, la stanchezza e la perdita della speranza.
«Non ci stupisce che il Signore si sia avvicinato proprio a quest’uomo. Egli ha visto che il suo problema non era soltanto la malattia, non era soltanto quella paralisi. Un problema ancora più grande era la mancanza di speranza. “Non ho nessuno”: in queste parole c’era solitudine, c’era il sentirsi abbandonato, c’era la convinzione che nessuno volesse aiutarlo», ha sottolineato l’Amministratore Apostolico.
Mons. Hryhoriy ha osservato che un’esperienza simile è familiare anche oggi a molte persone: a chi si sente non ascoltato, solo o messo ai margini della società. «Quante persone oggi potrebbero ripetere le stesse parole: “Non ho nessuno che mi aiuti”», ha detto.
Allo stesso tempo, la risposta di Cristo a questa solitudine è la sua Incarnazione e la sua vicinanza all’uomo. Il Vescovo ha ricordato le parole di un testo dei Vespri, nella quale Cristo si rivolge al paralitico: «Come puoi dire di non avere nessuno, quando Io per te mi sono fatto uomo?».
«Oggi Cristo pone la stessa domanda a ciascuno di noi: vuoi guarire? Che cosa risponderemo a questa domanda? Perché quando il Signore ce la rivolge, insieme alla domanda ci offre anche un invito e una certezza: Io posso aiutarti, posso donarti quella salute e quella guarigione che desideri.
E davvero, quando ci accostiamo alla santa Confessione, il Signore sembra chiederci: “Vuoi guarire?”. E quando diciamo “sì”, manifestiamo la nostra disponibilità, il nostro desiderio, il nostro consenso perché Egli agisca nella nostra vita. Allora Egli ci dona questa salute spirituale. Ci rialza dal letto del peccato», ha concluso Mons. Hryhoriy.
Preghiera per il Vescovo Alberto Tanasini
Dopo la Divina Liturgia, nella Cattedrale di Chiavari, la comunità si è raccolta in preghiera per il riposo dell’anima del compianto Vescovo Alberto Tanasini. Fu proprio lui, vent’anni fa, ad accompagnare i primi passi della comunità ucraina di Chiavari e a benedirne la nascita.
Alla celebrazione hanno preso parte diversi ospiti, tra cui il Vescovo di Chiavari, Mons. Giampio Devasini; Rev. Don Volodymyr Misterman di Varese, protopresbitero del distretto pastorale di Milano dell’Esarcato Apostolico; Rev. Don Oleksandr Tovt, parroco a Pavia; fra Aldo, dei Frati Minori Cappuccini; e Rev. Don Volodymyr Kramar di Savona.
Il libro sulla storia della comunità
Uno dei momenti importanti della giornata giubilare è stata la presentazione del libro «20 anni insieme nella vigna di Dio», dedicato alla storia della comunità ucraina di Chiavari. La pubblicazione bilingue, in ucraino e in italiano, raccoglie testimonianze e ricordi sul cammino della comunità, che in questi due decenni è diventata per molti ucraini un luogo di preghiera, incontro e sostegno.
Il libro non ha soltanto un valore commemorativo. Custodisce la storia di persone che, passo dopo passo, hanno costruito la comunità, trasmettendo alle generazioni future un’esperienza di fede, aiuto reciproco e responsabilità per la vita ecclesiale.
Concerto e torneo di calcio per la Coppa del Vescovo
Nel pomeriggio si è svolto un concerto di auguri, durante il quale i membri della comunità di Chiavari, insieme agli ospiti provenienti da Genova e Savona, hanno condiviso i propri talenti. I momenti musicali e artistici hanno prolungato l’atmosfera di festa e hanno mostrato ancora una volta la presenza viva della cultura ucraina nella vita ecclesiale della comunità.
Un momento particolarmente significativo è stato il flash mob di danza «La forza della stirpe», che ha unito partecipanti e ospiti della festa. Dopo il concerto, la festa è proseguita con la parte sportiva: il torneo di calcio per la Coppa del Vescovo. Alla competizione hanno partecipato le squadre di Chiavari, Genova e Savona. Dopo partite intense, la vittoria è andata alla squadra di Savona. Il secondo posto è stato conquistato dalla squadra di Genova, mentre il terzo è andato ai padroni di casa, la squadra di Chiavari.
Gratitudine per 20 anni di cammino comune
Il giubileo di Chiavari è stato un giorno di gratitudine: a Dio, alle guide spirituali, ai benefattori, ai volontari, ai partecipanti al concerto e a tutti coloro che, in modi diversi, hanno contribuito alla vita della comunità durante questi vent’anni.
Ha comunicato: Viktoriia Meleshko,
città di Chiavari



















