A Roma si è svolto un programma di riabilitazione spirituale per militari ucraini feriti
20 gennaio 2026
Nei giorni scorsi un gruppo di militari ucraini è giunto a Roma per partecipare a un periodo di riabilitazione spirituale e psicologico dopo l’esperienza del combattimento. Al programma hanno preso parte 15 militari, ospitati a Castel Gandolfo, presso Villa Andrea dei monaci studiti.

Durante il soggiorno in Italia, i partecipanti hanno visitato i luoghi santi di Roma, Assisi e i Giardini Pontifici di Castel Gandolfo; hanno inoltre avuto tempo per la preghiera personale, il dialogo spirituale, la confessione e il silenzio. L’accento principale del programma è stato di natura spirituale: creare uno spazio in cui la persona possa fermarsi, ritrovare l’equilibrio interiore e riscoprire il valore della propria vita.
L’iniziativa, organizzata grazie all’impegno dello ieromonaco studita Rev. P. Orest Kozak e con il sostegno dell’Esarcato Apostolico, ha offerto ai militari feriti la possibilità di recuperare le forze nella Città Eterna. Gli organizzatori sottolineano che l’obiettivo di questi incontri non è la quantità, ma la profondità: la guerra lascia ferite profonde e altamente personali, con le quali spesso si rimane soli. Per questo è importante non uniformare l’esperienza, ma offrire a ciascuno la possibilità di un incontro personale con Dio, di accogliere se stesso e il proprio cammino.
«Per noi è fondamentale che la persona comprenda che la sua vita ha valore, indipendentemente dalle condizioni fisiche o dai traumi vissuti. Non deve rispondere alle aspettative della società, ma ha il diritto di essere se stessa, con il proprio dolore e la propria esperienza», sottolinea p. Orest.
La riabilitazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione dell’Esarcato Apostolico, nonché al sostegno finanziario dell’Arcieparchia di Filadelfia degli Ucraini, per il quale gli organizzatori esprimono sincera gratitudine a mons. Borys Gudziak e a Rev. Don Roman Oliinyk. Senza tale aiuto non sarebbe stato possibile garantire vitto, alloggio e spostamenti. «Viviamo in un tempo che non abbiamo scelto. Proprio ora, però, è essenziale non perdere il senso del valore della vita umana, soprattutto di coloro che hanno attraversato la guerra», ha aggiunto p. Orest.
Uno dei partecipanti al programma, reduce dai combattimenti nel Donbas, ha condiviso la propria esperienza di servizio, volontariato e l’importanza del riposo psicologico per i militari. All’inizio della guerra si è arruolato come volontario e ha trascorso circa un anno e mezzo al fronte. Dopo una ferita ha seguito un percorso di riabilitazione e oggi è impegnato nel volontariato, recandosi regolarmente in prima linea. «Questo viaggio era per me estremamente necessario — racconta — . Mi ha permesso di ristabilirmi moralmente, psicologicamente e spiritualmente, e di ritrovare le forze per proseguire».
Secondo il militare, iniziative di questo tipo sono di grande valore per i combattenti ucraini: «Il cambio di contesto aiuta a rileggere le proprie ferite e difficoltà, permette di fermarsi e guardare la situazione da una prospettiva diversa», ha osservato Andrij. Ha inoltre raccontato il suo cammino di fede: se prima frequentava raramente la chiesa, la guerra lo ha spinto a interrogarsi più profondamente. «Credo in Dio. Anche quando rimaneva solo l’un per cento di speranza, Dio ha mostrato che non va mai persa. Ciò che mi è accaduto in guerra non è stato casuale e oggi spendo le mie energie per aiutare i nostri militari», ha concluso.
Ufficio Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico







