I fedeli del distretto pastorale di Roma hanno pregato per la pace in Ucraina nel santuario di Collevalenza

2 maggio 2026

Il 1 ° maggio i fedeli del distretto pastorale di Roma dell’Esarcato Apostolico in Italia hanno compiuto un pellegrinaggio al santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza, nei pressi di Perugia.

I fedeli del distretto pastorale di Roma hanno pregato per la pace in Ucraina nel santuario di Collevalenza

Più di 500 pellegrini provenienti dalle comunità ucraine del Lazio, dell’Abruzzo e dell’Umbria si sono riuniti in questo luogo sacro per elevare, nel tempo pasquale, una preghiera comune al Signore per la pace in Ucraina, per il popolo ucraino, per i militari, le famiglie e per tutti coloro che oggi hanno bisogno della misericordia di Dio.

Casa del Padre Misericordioso

Il pellegrinaggio è iniziato con il saluto di benvenuto del protopresbitero del distretto pastorale di Roma, Rev. P. Vasyl Hushuvaty. Egli ha ringraziato i fedeli per essere giunti a Collevalenza nonostante le distanze e gli impegni quotidiani, per pregare come un’unica famiglia ecclesiale per l’Ucraina.

Il sacerdote ha inoltre presentato ai pellegrini la storia del santuario e la figura della beata Madre Speranza di Gesù, fondatrice delle Congregazioni dei Servi dell’Amore Misericordioso e dei Figli dell’Amore Misericordioso.

Collevalenza divenne il luogo della sua missione definitiva. Nel 1951 Madre Speranza, originaria della Spagna, vi si stabilì con le prime sorelle e i primi padri dell’Amore Misericordioso. Da allora, questo piccolo centro umbro è diventato un importante luogo di spiritualità. La sua missione era quella di far sperimentare a ogni persona, soprattutto a chi è ferito dal peccato, dal dolore o dalla solitudine, Dio non come giudice severo, ma come Padre che ama, perdona e ridona speranza.

Via della Luce: il cammino pasquale della speranza

La prima parte del pellegrinaggio è stata la preghiera della Via della Luce, una celebrazione pasquale dedicata alla meditazione delle apparizioni del Cristo Risorto. I pellegrini hanno percorso le stazioni in un itinerario simile alla Via Crucis, ma centrato questa volta sulla vittoria di Cristo sulla morte.

Durante la preghiera sono stati proclamati testi del cardinale Grzegorz Ryś, arcivescovo di Cracovia, sulle apparizioni del Signore Risorto ai discepoli.

Questa preghiera ha avuto una particolare forza per i pellegrini ucraini: la fede pasquale non nega il dolore né fugge dalle ferite della guerra, ma le guarda alla luce della Risurrezione, riconoscendo che l’ultima parola non appartiene alle tenebre, ma a Cristo.

Al termine della Via della Luce, ai pellegrini si è rivolto Rev. P. Dmytro Kudin, vicerettore della Cattedrale di Santa Sofia a Roma. Egli ha esortato i presenti a non limitare la gioia della Risurrezione ai soli momenti liturgici, ma a portarla nella vita quotidiana.

«Essere testimoni del Cristo Risorto — ha sottolineato Rev. P. Dmytro — non significa solo cantare ”Cristo è risorto” in chiesa. Significa tornare a casa con un cuore diverso: un cuore che porta pace dove c’è inquietudine, speranza dove c’è stanchezza, luce dove non si vede più una via d’uscita. La Risurrezione inizia per noi quando permettiamo a Cristo di trasformare la nostra vita».



Parola del rettore del santuario

La tappa successiva del pellegrinaggio è stata la possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione. Nel silenzio del santuario, i pellegrini hanno potuto vivere personalmente ciò che questo luogo esprime: l’amore di Dio non è un’idea astratta, ma una forza reale che solleva l’uomo, guarisce le sue ferite e gli restituisce dignità.

Successivamente, ai pellegrini ucraini si è rivolto il rettore del santuario, p. Aurelio Pérez García, FAM, della Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso. Egli ha raccontato la storia di questo luogo sacro, l’eredità spirituale della Madre Speranza e il significato del santuario.

«Collevalenza è un luogo in cui la persona non viene per nascondere le proprie ferite, ma per portarle a Dio», ha detto p. Aurelio. «Madre Speranza voleva che qui ognuno potesse sperimentare che Dio non è un giudice severo, ma un Padre misericordioso che non si stanca di perdonare, non si allontana dalla sofferenza e non abbandona chi si affida a Lui con fiducia».

Ringraziamento per l’accoglienza e preghiera per l’Ucraina

A nome dei pellegrini è intervenuto Rev. P. Vasyl Hushuvaty, che ha espresso gratitudine al rettore del santuario. Nel suo messaggio ha sottolineato che l’accoglienza dei pellegrini ucraini a Collevalenza è un segno di vicinanza a un popolo la cui terra è oggi segnata dalla guerra, ma che continua a difendere la propria dignità, il diritto all’esistenza, la libertà e il futuro.

«Crediamo che in questo momento storico il Signore sia con noi. È Lui che dona la vittoria sul male e sulla morte. La vittoria dell’Ucraina sarà una vittoria della potenza di Dio, perché Dio è la nostra speranza, e da Lui vengono la nostra vittoria e la nostra risurrezione», è stato affermato nel messaggio di ringraziamento. Come segno di gratitudine, egli ha donato a p. Aurelio un’icona della Madre di Dio.

In seguito, le madri presenti nelle comunità hanno recitato il Rosario per la pace in Ucraina. Questo momento è stato uno dei più toccanti del pellegrinaggio: in esso, le preoccupazioni personali delle madri si sono unite al dolore di un intero popolo, che ogni giorno implora da Dio protezione, una pace giusta e la forza di resistere.


«La Parola di Dio è viva ed efficace»

Il centro del pellegrinaggio è stata la Divina Liturgia, presieduta dal protopresbitero del distretto pastorale di Roma, Rev. P. Vasyl Hushuvaty, in concelebrazione con i sacerdoti presenti. L’omelia è stata tenuta da Rev. P. Lyubomyr Kostyuk, parroco della Cattedrale della Madre di Dio di Žyrovyci e dei santi martiri Sergio e Bacco a Roma.

Nel suo intervento, il predicatore ha sottolineato che la Parola di Dio proclamata nella Chiesa non è un testo morto o un ricordo del passato, ma la presenza viva di Dio in mezzo al suo popolo. «Il Signore è in mezzo a noi. E non è un Dio morto, né astratto. La sua Parola non tace. È viva, è efficace. Non ci costringe, ma ci invita con dolcezza a convertirci, a lavorare su noi stessi e ad affidarci a Dio», ha affermato p. Lyubomyr.

Il sacerdote ha evidenziato che il tempo pasquale rivela una verità fondamentale: la Risurrezione non si può comprendere senza la Croce. Cristo non ha evitato la sofferenza, ma proprio attraverso di essa ha aperto la via alla vita. «Oggi sentiamo ancora parlare della sofferenza, perché la Risurrezione non può esistere senza la sofferenza. Ciò che per il mondo era assurdità e umiliazione, Cristo lo ha trasformato in segno di salvezza. La Croce, che era uno strumento di morte, è diventata via di vita», ha osservato il predicatore.

Rev. P. Lyubomyr ha richiamato anche l’episodio dell’Antico Testamento del serpente di bronzo innalzato da Mosè nel deserto: ciò che era segno di morte è diventato segno di salvezza per chi lo guardava con fede. Allo stesso modo, la Croce di Cristo, apparsa come sconfitta, è diventata per i cristiani sorgente di risurrezione.

Il predicatore ha infine sottolineato che la Parola di Dio diventa efficace solo quando l’uomo le permette di operare nella propria vita. «Possiamo ascoltare senza udire. Possiamo essere accanto a un santuario e restare chiusi. Ma quando permettiamo alla Parola di Dio di entrare nel nostro cuore, essa comincia a creare il nuovo. Ci conduce alla Gerusalemme rinnovata, a una vita in cui non c’è più rovina né tristezza, ma solo l’amore misericordioso di Dio», ha concluso il sacerdote.


Ringraziamento per il servizio e la preghiera

Al termine della Divina Liturgia, Rev. P. Vasyl Hushuvaty ha ringraziato tutti i presenti per la preghiera comune e per il fatto che le comunità ucraine non solo pregano, ma attraverso concrete opere di Misericordia e sostengono chi è nel bisogno in tempo di guerra.

«A tutte le comunità del Distretto pastorale di Roma, ai volontari, ai benefattori, agli operatori ucraini, ai bambini e ai giovani, alle famiglie, alle madri e ai padri che aiutano e sostengono, pregano e servono — un sincero ringraziamento e un profondo inchino per la vostra attenzione e il vostro impegno, per il vostro sacrificio e la vostra dedizione, per il vostro rispetto e il vostro amore», ha detto il protopresbitero.

Parole di gratitudine sono state rivolte anche allo stesso p. Vasyl da parte dei sacerdoti e dei fedeli, per il suo zelante servizio come protopresbitero, per il sostegno al clero e ai fedeli e per il costante impegno nella crescita spirituale delle comunità ucraine.

Il pellegrinaggio è proseguito con il Moleben alla Santissima Madre di Dio e con il canto dell’inno «Dio grande ed unico». Si è così conclusa una giornata in cui la preghiera, il dolore e la speranza del popolo ucraino sono stati portati al santuario dell’Amore Misericordioso di Dio — un luogo in cui ogni pellegrino ha potuto ascoltare nuovamente: Dio non abbandona il suo popolo, ma lo guida sulla via della Risurrezione.

Ufficio per le Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico

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