I sacerdoti dell’Esarcato Apostolico hanno pregato nella Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi
6 novembre 2025
Il 4 novembre, all’inizio degli esercizi spirituali, i sacerdoti dell’Esarcato Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino in Italia si sono riuniti nella Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi — la chiesa giubilare che custodisce al suo interno la Porziuncola, la piccola chiesetta rinnovata da San Francesco.

Attraversando la navata centrale della basilica e passando attraverso la Porziuncola, i sacerdoti si sono riuniti presso l’altare papale e hanno partecipato alla Divina Liturgia, presieduta da Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Dionisio Lachovicz, Vescovo emerito dell’Esarcato Apostolico, concelebrata da Mons. Hryhoriy Komar, Amministratore Apostolico per i cattolici ucraini di rito bizantino in Italia, insieme ai sacerdoti presenti.
L’omelia è stata pronunciata dal predicatore degli esercizi, Rev. Don Yuriy Shchurko, dottore in teologia biblica e preside della Facoltà di Filosofia e Teologia dell’Università Cattolica Ucraina a Leopoli.
«Eccellenze Reverendissime, cari confratelli nel sacerdozio — ha esordito don Yuriy — oggi è il primo giorno del nostro ritiro spirituale. Il Signore ci invita ad aprirci alla Sua Vita. Accogliamo questa Vita quando accettiamo il piano di Dio per il mondo, nel quale Egli ci ha creati a Sua immagine e somiglianza, e ci ha posti per rappresentare il Suo atteggiamento saggio e giusto».
Il sacerdote ha sottolineato che ogni vocazione, nella Sacra Scrittura, non è mai solo una chiamata personale, ma porta sempre un significato per gli altri — così è stato per Abramo, Mosè, Davide e i profeti.
«La vocazione del sacerdote — ha proseguito don Yuriy — non è destinata soltanto a lui stesso. Siamo chiamati perché, attraverso di noi, il Signore possa comunicare la Sua Vita agli altri. Per questo Egli ci invita alla libertà e alla fiducia: seguire Cristo significa anzitutto fidarsi di Lui, obbedirGli e avere il coraggio di accogliere il Suo piano — in altre parole, permettere a Dio di essere Dio nella nostra vita».
Il predicatore ha poi condiviso un ricordo personale, raccontando come la preghiera della nonna e l’esempio del suo parroco siano stati decisivi per la sua vocazione:
«Ricordando l’atteggiamento del mio parroco, la sua dedizione a Dio, comprendo che è attraverso sacerdoti come lui che il Signore accende i cuori degli altri. Da giovane, vedendo in lui tanta fede, non potevo credere che una persona potesse essere così colma di Dio. Questo è germogliato nella mia vocazione: quanto più seguiamo Cristo con sincerità, libertà, gioia e semplicità di cuore, tanto più ciò tocca la vita degli altri e porta loro pace».
Dopo la Liturgia, il rettore della basilica, padre Massimo Travascio, OFM, ha rivolto un saluto ai sacerdoti ucraini, raccontando le iniziative di preghiera per l’Ucraina che si svolgono nella basilica fin dall’inizio della guerra, e assicurando la continua vicinanza al popolo ucraino:
«Non abbiamo il diritto di stancarci di pregare e di lavorare per la pace», ha sottolineato padre Massimo.
Ufficio Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico


















