«Il Signore è vicino nel nostro dolore»: omelia di Mons. Hryhoriy Komar a Reggio Emilia
28 ottobre 2025
Omelia dell’Amministratore Apostolico, S. E. Mons. Hryhoriy Komar durante la Divina Liturgia del 26 ottobre 2025 nella Chiesa di San Giorgio a Reggio Emilia, nel giorno di memoria liturgica di San Demetrio martire.

Reverendi e cari padri, fratelli e sorelle amati dal Signore!
Dove ha trascorso gli anni della sua infanzia il nostro Salvatore? Dove è cresciuto e da dove è uscito per iniziare la sua predicazione? L’evangelista ce ne parla brevemente, ma ogni dettaglio, ogni parola ha un significato profondo che parla al nostro cuore.
Immaginiamo la scena: dalla porta della città esce un corteo funebre che si dirige verso il cimitero. Ci sono molte persone. È un funerale particolare: una donna vedova accompagna alla sepoltura il suo unico figlio. Con lui sembra seppellire anche se stessa. Muore in lei la speranza di consolazione nella vecchiaia, di un sostegno, di una discendenza. Quando morì suo marito, morì in lei la sposa; ora, seppellendo il figlio, muore in lei la madre. Ma accanto a lei ci sono persone. Non possono cambiare la situazione, perché la forza della morte sembra invincibile. Tuttavia, sono presenti. E questo è importante.
Cari fratelli e sorelle, non sottovalutiamo mai il valore della presenza. Talvolta non possiamo aiutare con le parole, perché le parole sono deboli. Talvolta non possiamo cambiare le circostanze. Ma possiamo stare accanto, condividere il peso del dolore. Perché un dolore condiviso diventa più leggero, e una gioia condivisa diventa più grande.
Chi può dire a una madre afflitta: «Non piangere»? Nessun uomo. Ma il Signore può. Egli non lo dice come una vuota consolazione, ma come Colui che ha potere di fermare la morte. Il Vangelo ci dice che Cristo ebbe compassione della vedova di Nain: sentì il suo dolore, toccò la bara, fermò il corteo della morte e restituì il giovane vivo a sua madre.
Cari fratelli e sorelle, a volte ci sembra che il Signore non veda le nostre lacrime, che taccia mentre le città e i villaggi dell’Ucraina ogni giorno accompagnano i propri figli e figlie all’ultima dimora. Ma non è così. Egli vede. Come vide le lacrime della vedova di Nain, così vede le lacrime delle madri, delle mogli, dei figli ucraini.
Cristo è venuto per togliere alla morte il suo potere. Sì, moriremo. Ma la morte non è più un muro: è diventata un passaggio verso la vita eterna. Questo è il cuore della nostra fede: «Con la morte Egli ha vinto la morte, e a coloro che giacevano nei sepolcri ha donato la vita».
Oggi chiediamo al Signore: tocca anche il nostro popolo, ferma la morte che ogni giorno continua a devastare la nostra terra. Donaci quella gioia che illuminò la vedova quando udì di nuovo la voce di suo figlio.
Ricordo che un sacerdote italiano mi disse una volta: «Perché non vi arrendete? Alzate le mani, e la guerra finirà». Egli non conosceva la nostra storia. Non sapeva che la resa non porta la pace, ma dà al nemico il desiderio di distruggerci del tutto.
Gli risposi: «Padre, lei è un uomo di fede? Perché un credente sa che esiste la vita eterna. I valori supremi non sono solo i beni terreni, ma la fede, l’amore, la libertà, la dignità e l’eternità. Non possiamo perdere tutto questo solo per prolungare di qualche anno la vita terrena».
Guardiamo al santo martire Demetrio: aveva potere, carriera, gloria. Gli sarebbe bastato rinnegare Cristo per salvare la propria vita. Ma scelse l’eternità, non il vantaggio terreno. E ottenne una gloria incorruttibile. Ci manca spesso il pensiero dell’eternità: siamo troppo concentrati sulle cose di quaggiù. Ma Cristo ci ricorda: «Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua anima?»
Che la fede nella risurrezione e nella vita eterna sia la nostra forza. E che il santo martire Demetrio interceda per il nostro popolo, ottenendo per noi la vittoria e la pace.
Amen. Gloria a Gesù Cristo!
† Hryhoriy Komar