Il vescovo Hryhoriy ha presieduto la Divina Liturgia nella comunità ucraina di Ischia

9 marzo 2026

Nella terza Domenica della Quaresima — Domenica della Croce nella tradizione bizantina, l’8 marzo, mons. Hryhoriy Komar, Amministratore Apostolico per i cattolici ucraini di rito bizantino in Italia, ha visitato la comunità ucraina sull’isola di Ischia.

Il vescovo Hryhoriy ha presieduto la Divina Liturgia nella comunità ucraina di Ischia

Durante la visita mons. Hryhoriy ha presieduto la Divina Liturgia e ha incontrato i fedeli della comunità locale, guidata dal Rev. Don Roman Brynzei. Nella sua omelia ha sottolineato il significato spirituale della Domenica della Croce, evidenziando che la Croce del Signore non è solo segno di sofferenza, ma soprattutto segno di salvezza e dell’amore di Dio per l’uomo.

«La Croce non è semplicemente un segno di sofferenza, è il segno della salvezza che porta il perdono, libera dalla colpa e dona una vita nuova», — ha sottolineato. — «La Croce ci ricorda quanto Dio abbia amato l’uomo. Proprio per questo il Signore ha donato il Suo Figlio, affinché chiunque creda in Lui abbia la vita eterna».

Di questo amore testimoniano le parole della Sacra Scrittura: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). «In realtà la croce non è una disgrazia e non è soltanto sofferenza. La Croce del Signore è la nostra forza, la nostra liberazione e la nostra salvezza», ha sottolineato mons. Hryhoriy.

L’arcipastore ha osservato che Gesù invita l’uomo non a rifiutare la propria croce, ma ad accoglierla con fede e fiducia in Dio. «Le croci nella vita sono diverse: alcune più leggere, altre molto pesanti. A volte siamo noi stessi a crearci certe croci. Ma ci sono anche prove che arrivano improvvisamente — come la perdita di una persona cara o difficili circostanze della vita. In questi momenti davanti a noi si apre una scelta: lamentarci e cercare colpevoli oppure, confidando in Dio, portare con pazienza la nostra croce e chiedere a Lui la forza», ha affermato.

Secondo il vescovo è proprio per questo che nelle stesse situazioni di vita le persone reagiscono in modo diverso. «Alcuni diventano amareggiati e delusi, mentre altri stupiscono per la loro umiltà, pazienza e pace interiore. La differenza sta nel fatto che alcuni rimangono con Dio e portano la loro croce insieme a Lui, mentre altri lo rifiutano e restano soli con il proprio dolore», ha sottolineato.

Ufficio Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico

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