Mons. Hryhoriy Komar: «Cristo entra nelle porte chiuse della paura e del dubbio umano»

13 aprile 2026

«Nelle letture evangeliche pasquali ascoltiamo della paura e dello smarrimento degli apostoli, che si erano rinchiusi nel cenacolo. Temevano che anche loro sarebbero stati perseguitati, come il loro Maestro». Lo ha affermato Mons. Hryhoriy Komar, Amministratore Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino in Italia, durante l’omelia pronunciata nella cattedrale della Madre di Dio di Zhyrovyci e dei Santi Martiri Sergio e Bacco, il 12 aprile 2026, nella Domenica di San Tommaso.

Mons. Hryhoriy Komar: «Cristo entra nelle porte chiuse della paura e del dubbio umano»

Nel corso dell’omelia, Mons. Hryhoriy ha sottolineato che, anche dopo la lieta notizia della Risurrezione, i discepoli non riuscirono subito a credervi. «E anche quando le donne mirofore avevano già annunciato loro la gioiosa notizia che Cristo è risorto, il loro cuore rimaneva ancora nel dubbio», ha detto il predicatore. Secondo il vescovo, due dei discepoli si recarono al sepolcro e constatarono che era vuoto, ricordando le parole di Gesù sulla sua passione e risurrezione, mentre gli altri rimanevano nella paura e nello smarrimento, immersi nei ricordi del passato.

Il vescovo ha posto particolare attenzione all’azione del Cristo Risorto, che viene incontro ai discepoli nonostante ogni ostacolo. «Ed ecco che il Cristo Risorto viene ai suoi discepoli. Viene a loro nonostante le porte chiuse», ha sottolineato. Ha spiegato che la Risurrezione di Cristo indica un cambiamento del suo stesso modo di esistere: «Egli possiede un corpo risorto, un corpo che non è più soggetto allo spazio e alla paura», ha evidenziato il predicatore.

Proseguendo l’omelia, Mons. Hryhoriy ha parlato dell’incontro degli apostoli con il Cristo Risorto e del posto particolare dell’apostolo Tommaso tra i discepoli. Il predicatore ha osservato che l’apparizione del Signore Risorto è stata fonte di gioia e di pace per gli apostoli. «I discepoli gioirono al vedere il Signore. Egli porta loro la pace e scaccia la paura dai loro cuori», ha detto.

Allo stesso tempo, ha richiamato l’attenzione sul fatto che tra gli apostoli non vi era Tommaso, figura significativa nella tradizione evangelica. Parlando dell’apostolo, Mons. Hryhoriy ha evidenziato la sua fedeltà a Cristo e la sua determinazione interiore. «Tommaso è una figura particolare del Vangelo. Il suo nome viene menzionato più volte. Quando Gesù si dirige verso Gerusalemme, Tommaso dice: ”Andiamo anche noi a morire con Lui”», ha osservato. Secondo il vescovo, queste parole testimoniano il coraggio e la disponibilità dell’apostolo a condividere fino in fondo il destino del suo Maestro.

«Questo incontro ci mostra che la fede non nasce sempre immediatamente. Talvolta passa attraverso il dubbio, la ricerca e un’esperienza personale dell’incontro con Cristo», ha affermato. Il vescovo ha inoltre sottolineato il significato delle ferite di Cristo come segno del suo amore: «Il Cristo Risorto conserva nel suo corpo le ferite, che diventano segno del suo amore», ha detto.

Ha aggiunto che le ferite di Cristo sono presenti anche oggi, nelle sofferenze del mondo e della Chiesa: «Queste ferite sono oggi presenti nel suo Corpo — nella Chiesa, nelle persone che soffrono, in coloro che vivono la guerra, il dolore e la perdita», ha affermato il predicatore.

In conclusione, Mons. Hryhoriy ha richiamato la presenza di Dio in mezzo alle paure e ai dubbi dell’uomo: «Non temere i tuoi dubbi, non temere le tue ferite, ma portali a Me. Perché Io sono con voi — sempre», ha concluso.

Ufficio per le Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico

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