Nella Basilica di Santa Sofia è stato commemorato il 25 ° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Mons. Hryhoriy
23 aprile 2026
Il 22 aprile, presso la Basilica minore di Santa Sofia a Roma, si è svolta una celebrazione per il 25 ° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Mons. Hryhoriy Komar, Amministratore Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia. La Divina Liturgia è stata presieduta dal vescovo, concelebrata dai sacerdoti dell’Esarcato, dai Padri Basiliani e da Rev. Don Francis Marsden dal Regno Unito.

Alla preghiera hanno preso parte anche le Suore dell’Ordine di San Basilio Magno, le Suore Ancelle della Vergine Immacolata e altri ospiti.
Il sacerdozio è un grande dono di Dio
All’inizio dell’omelia, Mons. Hryhoriy ha sottolineato che, nel giorno di un giubileo, è importante parlare non tanto della persona che ha ricevuto il sacerdozio, quanto di Dio che dona questo dono. Proprio da questa prospettiva ha invitato i presenti a guardare sia al proprio cammino sacerdotale sia al significato del ministero. «Vorrei tanto oggi che la vostra attenzione fosse rivolta non a me, ma a Colui che ha dato a tutti noi questo dono», ha affermato il Vescovo.
Ha poi aggiunto che il sacerdozio nasce sempre dall’iniziativa di Dio e dalla Sua fiducia verso persone ordinarie e fragili, alle quali il Signore affida il compito di essere ministri dei Suoi Sacramenti: «Quanto è grande e misericordioso il Signore, se dà questo dono immenso a persone semplici e deboli. Quanta fiducia ripone in noi, se consegna Se stesso nelle nostre mani».
La vocazione del sacerdote è dare agli altri il Pane della Vita
Riflettendo sul brano evangelico di Giovanni, nel quale Cristo si definisce «Pane della Vita», Mons. Hryhoriy ha osservato che il sacerdote è colui che dona Cristo agli altri e, proprio per questo, non può mettersi al posto di Dio: «Nessuno di noi sacerdoti può ripetere queste parole riferendole a se stesso. Perché nessuno di noi è il Pane della Vita e nessuno è quell’acqua che disseta la sete spirituale. Ma noi siamo coloro che spezzano questo Pane della Vita e lo donano agli altri», ha detto il Vescovo.
In questo contesto ha richiamato anche le parole della consacrazione nella Divina Liturgia, che il sacerdote pronuncia in prima persona, spiegando che tale linguaggio non indica un merito personale, ma la profondità dell’unione con Cristo nell’Eucaristia. «Sapete, mi colpiscono profondamente le parole della consacrazione, che il sacerdote pronuncia in prima persona: ”Prendete, mangiate, questo è il mio Corpo”, e allo stesso modo: ”Bevetene tutti, questo è il mio Sangue”.
Probabilmente sarebbe più giusto, secondo la nostra logica umana, dire: «Prendete, mangiate, questo è il Corpo di Cristo. Bevetene tutti, questo è il Sangue di Cristo», e non «mio». Ma il Signore desidera che, nel sacrificio eucaristico, siamo con Lui così identificati, così uniti, da poter pronunciare queste parole senza alcuna esitazione, ricordando la Sua grande misericordia verso di noi. Perciò noi siamo coloro che donano questo Pane della Vita; siamo coloro che, annunciando la Parola di Dio, saziano la sete propria e quella degli altri di eternità, di Dio».
Il sacerdote rende presente Cristo ed è testimone della Sua misericordia
Nella parte conclusiva dell’omelia, il Vescovo ha indicato il rischio di sostituire la volontà di Dio con le proprie idee o di innalzare barriere tra sé e le persone affidate alla cura pastorale dei sacerdoti. Ha sottolineato che le persone non vengono dal sacerdote in quanto tale, ma da Cristo, e proprio per questo il pastore è chiamato a essere per loro testimone della misericordia e dell’amore di Dio.
«Sì, da noi vengono molte persone. Persone diverse. Ed è importante custodirci dall’errore di pensare che siano venute in cerca della mia sapienza, che siano venute da me. No. Quelle persone sono venute a Cristo. Sono venute a Dio. Guardano a noi come a coloro che rendono presente Cristo, che sono testimoni della Sua misericordia, del Suo amore», ha affermato Mons. Hryhoriy, delineando così un vero esame di coscienza per ogni pastore: non perdere coloro che il Signore gli affida e giungere insieme con loro nel Regno dei Cieli.
Parole di augurio al festeggiato
Al termine della Liturgia, a nome del clero dell’Esarcato Apostolico, il Cancelliere Rev. Don Ihor Halei ha rivolto parole di augurio a Mons. Hryhoriy, donandogli un’icona della Madre di Dio. Nel suo intervento ha ripercorso il cammino del festeggiato — dalla nativa Letnia, alla formazione a Leopoli e a Roma, fino al servizio nell’Eparchia di Sambir-Drohobych e all’attuale missione in Italia. Il Cancelliere ha inoltre ringraziato il Vescovo per aver accettato il ministero nell’Esarcato Apostolico: «In un tempo difficile per il nostro popolo, avete accettato di stare accanto a persone lontane dalla propria casa, che nel dramma della guerra cercano sostegno, una parola di speranza e la presenza concreta della Chiesa. Il Signore, che venticinque anni fa Vi ha chiamato al servizio nella santa Chiesa, continui a sostenervi in questa vocazione. Vi doni la forza della fede che nasce dalla preghiera, la luce della speranza che scaturisce dalla Parola del Vangelo e quell’amore capace di riscaldare ogni persona che il Signore Vi ha affidato».
Da parte della Società religiosa «Santa Sofia», Mons. Hryhoriy è stato salutato dal suo presidente, Rev. Don Marco Yaroslav Semegen, che in occasione del giubileo ha donato al Vescovo una panaghia con l’immagine della Madre di Dio «Oranta».
Al termine, il Vescovo ha ringraziato tutti per la preghiera comune, la presenza e le parole di augurio, chiedendo anche di pregare per lui. Un ringraziamento particolare è stato rivolto a Rev. Don Francis Marsden, sacerdote inglese ed ex docente del Seminario teologico di Leopoli, che — come ha ricordato Mons. Hryhoriy — «ebbe un ruolo importante nella sua formazione sacerdotale fin dagli anni del seminario».
Ufficio per le Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico


































