Omelia dell’Amministratore Apostolico nella quinta domenica di Quaresima

23 marzo 2026

«Davanti a noi c’è l’ultima settimana della Quaresima, poi la Settimana Santa, e infine giungerà la Risurrezione di Cristo — la festa tanto attesa, perché è il trionfo della vita sulla morte», ha affermato S. E. Mons. Hryhoriy Komar, Amministratore Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino in Italia, durante l’omelia nella quinta domenica di Quaresima, il 22 marzo, in occasione del pellegrinaggio delle comunità ucraine del Distretto pastorale di Venezia al santuario di Chiampo.

Omelia dell’Amministratore Apostolico nella quinta domenica di Quaresima

Cari fratelli e sorelle!

Il nostro pellegrinaggio di oggi è particolare, perché viviamo la quinta domenica di Quaresima. Davanti a noi c’è l’ultima settimana della Quaresima, poi la Settimana Santa, e infine la Pasqua — la Risurrezione di Cristo, che tanto attendiamo, perché è il trionfo della vita sulla morte. La Risurrezione di Cristo ci conferma nella fede: vince la verità, vince il bene, non la morte, ma la vita.

La Quaresima, per ogni cristiano, è un tempo di speciale elevazione spirituale e di lotta interiore. È il tempo in cui esaminiamo il nostro stato spirituale, la nostra coscienza, la nostra vita. È il tempo in cui cerchiamo di ravvivare il nostro legame con Dio, di immergerci nella sua grazia che purifica, eleva e apre davanti a noi nuove prospettive.

Per questo oggi vale la pena chiedersi con sincerità: che cosa non sono riuscito a vivere in questo tempo di Quaresima? Forse qualcuno di noi non si è ancora accostato al sacramento della Confessione — che questo diventi una decisione concreta. Diamo al Signore la possibilità di servirci, di mettere ordine nel nostro cuore e di sanare ciò che ha bisogno di essere sanato: forse la rabbia verso il prossimo, vecchie ferite o offese non risolte.

Il Vangelo di oggi ci presenta un dialogo importante tra Gesù e i suoi discepoli. Egli si dirige verso Gerusalemme e sa bene ciò che lo attende: la sofferenza e la croce. Lo rivela ai discepoli, ma essi non comprendono ancora pienamente le sue parole.

Dice: il Figlio dell’uomo sarà consegnato, deriso, ucciso, ma il terzo giorno risorgerà. Perché l’uomo è capace di tanto male? Perché l’umanità ha agito così con Colui che ha portato amore e verità? E qual è la risposta di Dio? Non la punizione, non la vendetta, ma la vittoria — attraverso la Risurrezione. Dio vince il male e dona la vita.

I discepoli, invece, pensano ad altro: alla gloria, al potere, ai primi posti. E spesso anche noi siamo simili a loro. Chiediamo il benessere materiale, il comfort, il successo, a volte persino di essere superiori agli altri. Ma Gesù dice: «Non sapete quello che chiedete». Perché la sua gloria è la croce, il suo trono è la crocifissione. Alla sua destra e alla sua sinistra ci sono due ladroni: uno accoglie la salvezza, l’altro la rifiuta. Essi rappresentano tutta l’umanità.

Davanti a noi sta la scelta: accogliere o rifiutare. Il Signore dice: «Chi vuole essere il primo, sia il servo di tutti». Questo contrasta con il nostro modo di pensare. Perché a noi sembra grande colui che è servito. Ma agli occhi di Dio è grande colui che serve.

Forse il vostro servizio è difficile e nascosto. Ma chiediamoci: chi è grande agli occhi di Dio? Colui che serve. Questo cambiamento di mentalità è la conversione. È un cammino, un processo. Cadiamo, dubitiamo, ma continuiamo ad andare avanti. Questo cammino non conduce alla gloria umana, ma a Dio, al suo Regno, alla Risurrezione.

Il cristianesimo non è solo gioia e comodità. È croce, servizio, sacrificio e forza che viene da Dio. Gesù stesso ha detto: «Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Perciò cerchiamo di imitarlo — nel servizio, nell’amore, nel dono di sé. E accogliamo con gratitudine il suo sacrificio, offerto per ciascuno di noi.

Gloria a Gesù Cristo!

Hryhoriy

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