Purificare il cuore e riscoprire la dignità di figli di Dio: il vescovo Hryhoriy ha pregato nella Cattedrale nel giorno della festa dell’Epifania

8 gennaio 2026

Nel giorno della solennità dell’Epifania del Signore, i fedeli della Cattedrale della Madre di Dio di Zhyrovyci e dei Santi Martiri Sergio e Bacco a Roma si sono riuniti per la solenne Divina Liturgia e il Grande rito della benedizione dell’acqua. La celebrazione è stata presieduta da mons. Hryhoriy Komar, Amministratore Apostolico per i fedeli cattolici ucraini in Italia.

Purificare il cuore e riscoprire la dignità di figli di Dio: il vescovo Hryhoriy ha pregato nella Cattedrale nel giorno della festa dell’Epifania

Nel corso dell’omelia, il vescovo Hryhoriy ha invitato i fedeli ad entrare più profondamente nel mistero del Battesimo del Signore e a comprenderne il significato per la vita di ogni cristiano. «L’inizio della missione pubblica di Gesù Cristo è legato alla figura del profeta Giovanni Battista, che appare sulle rive del Giordano come colui che prepara il popolo alla venuta del Messia. Giovanni chiamava alla conversione, a un cambiamento radicale di vita. Le persone lo ascoltavano e riconoscevano il loro bisogno di purificazione e di pentimento», ha sottolineato il Vescovo.

Il vescovo Hryhoriy ha poi ricordato: «Prima della manifestazione di Dio sul monte Sinai, il popolo d’Israele si preparava esteriormente, lavando le vesti. Giovanni il Battista, invece, invita a una preparazione più profonda: non solo ”lavare” gli abiti, ma anzitutto purificare il cuore e la coscienza. Sul Sinai il popolo ricevette i comandamenti, mentre qui, sul Giordano, riceve il dono dello Spirito Santo. Il Battesimo di Gesù nel Giordano segna l’inizio della nuova creazione, il rinnovamento del mondo deturpato dal peccato. Cristo viene per distruggere il peccato e la morte, per ricongiungere il cielo e la terra, per liberare l’uomo dalla schiavitù del male.

Gesù viene dalla Galilea, una regione considerata pagana, e da Nazaret, una città dalla reputazione poco prestigiosa. È proprio da lì che il Figlio di Dio giunge al Giordano. Pur non avendo alcun bisogno di purificazione, Egli si pone accanto ai peccatori per amore nostro. Dio non si allontana dall’uomo e non si limita a rimproverarlo per il peccato, ma entra nella nostra realtà ferita per aiutarci a uscirne e a ricostruire ciò che è stato distrutto».

Proseguendo l’omelia, il predicatore ha affermato: «I sapienti e i filosofi antichi parlavano di Dio come prima causa dell’essere o come principio morale perfetto, ma non potevano immaginare che Dio potesse mettersi accanto a una creatura imperfetta e peccatrice. Per questo, per molti Gesù appariva come uno dei peccatori. Eppure, Giovanni il Battista lo chiama Agnello di Dio. Come nel Tempio di Gerusalemme veniva offerto in sacrificio un agnello senza macchia, così Cristo, nel Suo Battesimo, accetta di diventare sacrificio per tutti noi, per la liberazione dell’umanità e la riconciliazione con Dio. Egli prende su di Sé i peccati del mondo, immergendoli nelle acque del Giordano.

Nel momento del Battesimo si apre il cielo: si compie l’invocazione profetica di Isaia: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!». Cade la barriera tra Dio e l’uomo, l’unità viene ristabilita. La voce del Padre dal cielo non solo attesta la figliolanza di Gesù Cristo, ma proclama anche la verità su di noi: in Cristo siamo adottati dal Padre. Gesù ci restituisce la dignità di figli di Dio».

Concludendo l’omelia, l’Arcipastore ha sottolineato: «L’Epifania non è soltanto la manifestazione della Santissima Trinità, ma anche un invito per ogni cristiano a entrare nella vita del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Cristo eleva la natura umana al cielo e ci rende partecipi della vita divina. ”Andare al Giordano”, in senso spirituale, significa purificare la propria coscienza, rinnovare il cuore mediante il pentimento e riscoprire la grande dignità di figli di Dio. L’acqua benedetta diventa per noi segno di rinnovamento, di benedizione e della presenza di Dio, che non abbandona mai l’uomo».

Al termine della solenne celebrazione, il vescovo ha presieduto il Grande rito della benedizione dell’acqua, aspergendo i fedeli con l’acqua santa.

Ufficio per le Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico

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