Un sacerdote dell’Esarcato Apostolico è intervenuto alla Conferenza internazionale «Parlare di Cristo in tempo di guerra» con una relazione sulla speranza

12 maggio 2026

Dall’8 al 10 maggio, a Seriate, si è svolta la conferenza internazionale sul tema «Parlare di Cristo in tempo di guerra». La conferenza è stata organizzata in occasione del 10 ° anniversario della nascita al cielo del sacerdote italiano Rev. Don Romano Scalfi, fondatore della Fondazione «Russia Cristiana».

Un sacerdote dell’Esarcato Apostolico è intervenuto alla Conferenza internazionale «Parlare di Cristo in tempo di guerra» con una relazione sulla speranza

L’Ucraina al centro di una testimonianza internazionale

I figli spirituali di don Romano, organizzando questo evento importante dal punto di vista scientifico e spirituale, da una parte hanno voluto onorare la memoria del loro padre spirituale e, dall’altra, di fronte alla dura realtà del mondo contemporaneo, in particolare all’aggressione della Russia contro l’Ucraina, hanno desiderato dare compimento al testamento spirituale del loro fondatore.

Nonostante alla conferenza abbiano preso parte numerosi partecipanti provenienti da diverse parti del mondo e nonostante durante i lavori si sia parlato più volte di circa cinquanta conflitti e guerre attualmente in corso nel mondo, il tema della guerra in Ucraina e della brutale aggressione della Federazione Russa contro il nostro Paese è diventato il cuore di questo evento di rilevanza internazionale.

La conferenza si è aperta l’8 maggio con la lettura di una testimonianza anonima dalla Russia. Fin dalle prime parole è emerso chiaramente che questo incontro era chiamato a cercare la verità in mezzo all’ingiustizia e alla propaganda aggressiva russa. Il titolo della testimonianza — «Grido del cuore» — e le prime frasi rivolte dall’autore sconosciuto a tutti i partecipanti hanno fatto comprendere il motivo del suo anonimato.


«Sono passati ormai quasi cinque anni dall’inizio dell’evento più terribile della mia vita. Da quasi cinque anni i miei connazionali uccidono cittadini ucraini, distruggono le loro case, ospedali, centrali elettriche, li privano dell’acqua, catturano gli ucraini, li torturano e li violentano. E la maggior parte dei militari russi si considera ortodossa, ma uccide altri cristiani per denaro. È difficile da comprendere e impossibile da accettare. Una parte degli ortodossi russi sostiene la guerra, mentre un’altra parte non ne prende affatto coscienza», si è rivolto l’anonimo a tutti.

In quella giornata sono state presentate anche le testimonianze di suor Ezezet Gabnezghi Kidane, originaria dell’Eritrea, e di Rev. Don Oleksandr Kukhta, sacerdote perseguitato dalla Bielorussia, già ricercato dal regime dittatoriale del Paese e al quale, nella sua patria, rischiano di essere inflitti diversi decenni di carcere. Hanno inoltre tenuto i loro interventi altri partecipanti provenienti da diversi Paesi, tra cui il rappresentante della Repubblica Ceca, David Macek. Il partecipante di questo Paese europeo, membro della NATO, ha raccontato che anche in Europa bisogna avere il coraggio di dire la verità, pur essendo pronti al fatto che, per questa verità, si possa essere umiliati nel proprio Paese.

La prima giornata della conferenza si è conclusa con una preghiera per la pace nella chiesa dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio a Bergamo. Durante la preghiera, a pronunciare una parola di verità sulla guerra in Ucraina è stato invitato un rappresentante dell’Ucraina: il sacerdote dell’Esarcato Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino in Italia, Rev. Don Volodymyr Misterman.

«Nelle piaghe di Cristo il popolo ucraino ha custodito la propria speranza»

Durante la seconda giornata della conferenza, l’intervento centrale dedicato interamente all’Ucraina è stato quello del protopresbitero del Distretto pastorale di Milano, sul tema: «Nelle piaghe di Cristo il popolo ucraino ha custodito la propria speranza».

Per aiutare i partecipanti a comprendere il contesto storico nel quale è nata questa terribile guerra, il sacerdote ucraino ha proposto un excursus storico. Egli ha spiegato che a dargli il diritto di partecipare a questo evento e di parlare come figlio del proprio popolo e di una Chiesa perseguitata sono le parole del testamento del Patriarca Josyf Slipyj: «Siate testimoni di Cristo in Ucraina e nelle terre del vostro libero insediamento, in tutti i Paesi in cui vivete, nelle prigioni, nelle carceri e nei campi, fino agli estremi confini della terra e fino alla fine della vostra vita terrena! Siate testimoni in tutti i continenti del nostro povero pianeta!».

Consapevole della grande responsabilità di dire la verità sull’Ucraina in un tempo in cui il nemico spende somme enormi per la propaganda, il sacerdote ha richiamato l’attenzione dei partecipanti sul fatto che il nemico sa bene come manipolare la coscienza delle persone nell’epoca della post-verità e per questo usa la propaganda come arma in questa guerra ibrida. «Prima di conquistare il territorio, il nemico cerca di conquistare le nostre menti», ha sottolineato don Volodymyr, ricordando quanto sia grande la responsabilità di ciascuno nel custodire l’igiene dell’informazione.

Il protopresbitero del Distretto pastorale di Milano ha parlato in particolare del ruolo importante della Chiesa in tempo di guerra: il suo compito è stare costantemente accanto al proprio popolo, curando le ferite della guerra e prendendosi cura del cuore e dell’anima della gente. Nel suo intervento, il sacerdote ha condiviso anche la propria esperienza personale di volontariato, durante la quale ha sperimentato come il Signore, nella Sua Provvidenza, si prenda cura dei feriti e dei bisognosi. Ha inoltre raccontato il suo breve viaggio in Ucraina, durante il quale, secondo le sue parole, «in due settimane ho compreso chi è il Signore più che dai libri di teologia o dai migliori professori di teologia delle Università pontificie di Roma».

«Sulla presenza di Cristo nel tempo della guerra e, in particolare, al fronte, dopo la guerra si scriverà certamente molto, sulla base delle testimonianze di coloro che, a prezzo della propria vita e della propria salute, sono rimasti saldi nel difendere il valore più grande nella vita dell’uomo: la libertà», ha affermato don Volodymyr a conclusione del suo intervento.

Dopo la relazione del sacerdote ucraino, i partecipanti hanno avuto la possibilità di rivolgergli alcune domande. Rispondendo e commentando gli interventi precedenti, don Volodymyr si è rivolto a tutti con la convinzione che verrà certamente il tempo in cui sulla Piazza Rossa a Mosca non si terrà una parata della forza e dell’aggressione, ma una testimonianza della vittoria della verità e della libertà degli oppressi, perché il Signore non può mai essere deriso, e non saranno mai derisi coloro che Gli sono rimasti fedeli fino alla fine. Questa fedeltà la conoscevano bene quei sei coraggiosi figli del proprio popolo — vescovi e sacerdoti — che quasi quarant’anni fa uscirono sulla Piazza Rossa per annunciare l’uscita della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina dalla clandestinità.

Il messaggio del Nunzio Apostolico in Ucraina

La parola conclusiva della conferenza è stata affidata al Nunzio Apostolico in Ucraina, Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Visvaldas Kulbokas, il quale, pur non essendo fisicamente presente all’evento, ha inviato il suo saluto ed è diventato voce di un popolo ferito, testimoniando la verità sulla grande ingiustizia subita dal popolo ucraino. Dopo una profonda analisi del contesto globale delle guerre nel mondo e, in particolare, della guerra in Ucraina, il Nunzio Apostolico ha autorevolmente osservato di conoscere meglio di altri l’urgenza di aiutare, nel tempo della guerra, un popolo bisognoso e ferito. Egli, infatti, si trova in una posizione particolare: fin dall’inizio della guerra è in Ucraina e vede con i propri occhi, non per sentito dire, tutto ciò che accade in questo Paese.

Nessuno dei partecipanti ha messo in dubbio la tesi più volte ribadita durante questa conferenza internazionale: «Il Signore non è mai dalla parte dell’aggressore; Egli sta sempre dalla parte degli oppressi».

Ufficio per le Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico

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