A Gallarate la Preghiera per la Pace. Padre Volodymyr Misterman: «Speranza c’è»
9 ottobre 2025
«Della pace cercano di parlare anche coloro che seminano la morte. E attraverso la propaganda, manipolando la verità, fanno pressione su tutti noi, cercando di constringerci attraverso la paura ad arrenderci e a tradire i valori. La libertà è un valore supremo, perché se non fosse così, se la libertà non fosse un valore da difendere, il Crocifisso sarebbe rimasto vuoto».

Lo ha detto Padre Volodymyr Misterman, il riferimento spirituale per gli oltre 5 mila ucraini che vivono in provincia di Varese, l’8 ottobre in basilica a Gallarate durante la Messa per la Pace organizzata dalla Comunità pastorale di San Cristoforo nell’ambito degli eventi legati all’anno giubilare.
In risposta all’appello di Papa Leone di pregare per la pace nel mese di ottobre, nel giorno della Festa della Beata Vergine del Rosario, i fedeli di Gallarate si sono ritrovati in Santa Maria Assunta per invocare il bene della pace. Dopo la celebrazione del rosario e della messa, si è tenuta l’adorazione eucaristica e la benedizione. A tenere l’omelia Padre Volodymyr Misterman. Ecco i passaggi fondamentali:
«Visto quanti siamo stasera in questa nostra basilica giubilare per pregare per la pace e l’iniziativa della fondazione pontificia ”Aiuto alla Chiesa che soffre” ”un milione di bambini pregano il rosario”,vuol dire che speranza c’è. Perché la speranza sparisce nel momento in cui non ci sono più coloro che sperano e non ci sono più coloro che credono che in questo mondo qualcosa possa cambiare. Noi, invece, ispirati dal moto di san Paolo Apostolo ”speriamo contro ogni speranza”.
Papa Francesco nel 2014 per la prima volta ha detto che ormai tutti noi viviamo in un mondo in cui è iniziata la Terza guerra mondiale a pezzi. Ma se il «Signore ci dice oggi che ”Avrete occasione di dare testimonianza”, allora vuol dire che nel momento in cui viviamo, qui ed ora, possiamo dare la nostra testimonianza di fede e cioè cominciare a costruire in questo mondo ”la pace a pezzi”, pezzo per pezzo. La nostra personale testimonianza della fede in Cristo è questa speranza per il mondo straziato dalle guerre. Nel mondo della Terza guerra mondiale a pezzi la pace si costruisce non in un momento, ma pure a pezzi.
Un mese fa con la mia famiglia sono rientrato dalla mia Patria, dove non ci sono stato da 4 anni. E quando ho dovuto scappare di notte in un rifugio antiaereo con i bambini per nascondersi dai droni e dai missili, ho percepito che anche la pace viene costruita a pezzi. Perchè quando un papà o una mamma accarezzano i propri bambini, mentre fuori si sentono esplosioni e bambini abbracciando i genitori si addormentano, perché nel loro micro cosmo c’è la pace e c’è amore, vuol dire che per sempre porteranno questa bellissima lezione di vita data loro dai genitori nell’epicentro della guerra. La pace in questo mondo si costruisce con gli abbracci.
Quando ho visto i volontari che preparavano i pacchi con le medicine per mandarle al fronte per i nostri militari, in ogni pacco mettevano il rosario. Una volta ricevuto il pacco i nostri difensori appendono al giubbotto antiproiettile quel rosario, non tanto per difendere il loro corpo piuttosto per difende il loro cuore dall’odio, ricordando nel momento di battaglia che loro sono lì al fronte spinti dall’amore per difendere e non per essere dei mercenari e degli assassini, ma sono coloro che difendono i propri cari e la libertà. E in quel momento, in cui il rosario difende il cuore di un soldato sconosciuto, in modo invisibile si costruisce un nuovo mondo della pace a pezzi.
Io ho due nipoti militari che sono in guerra fin dai primi giorni. Un paio di mesi fa, pur essendo consapevole che faccio male al mio nipote, gli ho posto una domanda molto delicate e seria. Ho domandato: «Yuriy, se ti capitasse ti trovare in campo di battaglia un soldato russo disarmato, cosa faresti?» Lui non mi ha risposto subito e non perché in quel momento è stato in campo di battaglia, ma perché doveva prendere il tempo per dare la risposta sincera e degna. Mi rispose: «Sai zio, all’inizio della guerra, quando non ho visto nessuno morire, quando non ho visto tanta distruzione e dolore, ho pensato che se mi capita una cosa del genere e se trovo un nemico disarmato, gli dirò, guardando nei suoi occhi: vattene a casa tua, torna nel tuo paese perché non ti voglio uccidere. Torna a casa tua e se hai la moglie, i figli e i genitori, torna da loro. Ho pensato cosi’ prima perché sentivo dentro di me un dolore profondo pensando che può arrivare un giorno che sarò costretto a uccidere qualcuno, ma non voglio far morire nessuno.
E ora, sai, zio, il mio dolore è ancora molto più grande e più profondo, perché dopo aver visto morire i miei amici, dopo aver visto piangere i bambini sulle rovine di case che sono rimasti senza genitori, il mio dolore è molto più grande perché mi rendo conto che non la penso così come prima. E se non ci sarà nessuno chi prega per me, io da solo non ce la posso fare. Ma vorrei tanto tornare a quel periodo, in cui il mio cuore era libero dall’odio e dal desiderio di vendetta. Se non ci sarà nessuno che prega per me, io anche se torno dalla guerra salvo e vivo e la guerra finisce, dentro di me la guerra rimane, perciò solo la preghiera e il Signore mi possono liberare dalla guerra. Ti prego di pregare per me e per tutti coloro che sono con me». Ecco perché sia stasera che ogni volta quando preghiamo per la pace nel mio paese o nel mondo, c’è sempre qualcuno che aspetta la nostra preghiere. E così diventiamo collaboratori del Signore e costruttori della pace a pezzi.
Stasera dopo la nostra preghiera ciascuno di noi tornando a casa sua abbracci i propri cari e con la preghiera abbraccerà i popoli che soffrono a causa della guerra. E così, in modo invisibile, avviciniamo il nostro mondo a quel giorno, quando arriverà la pace giusta e duratura.