A Roma il pellegrinaggio giubilare delle comunità ucraine «Madri in preghiera»
25 ottobre 2026
Il 25 ottobre, a Roma, il pellegrinaggio giubilare delle comunità «Madri in Preghiera» è proseguito con la Divina Liturgia, presieduta dal Padre e Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk.

Alla celebrazione hanno partecipato Sua Ecc. Rev.ma Hryhoriy Komar, Amministratore Apostolico dell’Esarcato Apostolico in Italia, Sua Ecc. Rev.ma Dionisio Lachovicz, Esarca Apostolico emerito, il clero, i rappresentanti delle comunità ecclesiali e numerose aderenti al movimento «Madri in Preghiera».
Al pellegrinaggio giubilare hanno preso parte rappresentanti delle comunità «Madri in Preghiera» provenienti da Germania, Austria, Repubblica Ceca, Francia, Inghilterra, Scozia, Svezia, Stati Uniti, Belgio e Ucraina. La loro presenza ha testimoniato l’unità delle madri ucraine nella preghiera, al di là delle distanze e dei confini, e il desiderio comune di pregare per le proprie famiglie, per la Chiesa e per il popolo ucraino.
Riflettendo sulla parabola evangelica del ricco e del povero Lazzaro, il Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina ha invitato i fedeli a guardare alla vita terrena nella prospettiva dell’eternità, a dare valore alle persone care e a non rimanere indifferenti ai bisogni di chi ci sta accanto. Commentando il brano evangelico del ricco e di Lazzaro (Lc 16,19–31), Sua Beatitudine ha sottolineato che questa lettura invita ciascuno a considerare la propria vita nella prospettiva dell’eternità, poiché «la vita umana è una storia molto più grande della sola esistenza terrena».
«Noi, in Ucraina, ascoltiamo oggi questa Parola di Dio in modo del tutto particolare — ha proseguito il Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina — perché ogni giorno guardiamo la morte negli occhi. Abbiamo imparato a vivere nella prospettiva dell’eternità. Si comincia a dare nuovamente valore alle persone e alle relazioni umane, perché si comprende che, se oggi non facciamo qualcosa per una persona, domani potremmo non esserci più né noi né lei».
Sua Beatitudine Sviatoslav ha spiegato che la parabola si divide in due parti: la prima racconta la vita terrena, mentre la seconda riguarda l’eternità. Sulla terra vediamo il ricco che banchetta e Lazzaro che vive nella miseria: il primo si trova al culmine della potenza umana, mentre il secondo è talmente abbandonato che soltanto i cani vengono a leccargli le piaghe. «Ma l’eternità rimette ogni cosa al suo posto e rivela qualcosa di molto più profondo e significativo. Sentiamo che, nell’eternità, quando ciascuno ha raggiunto la propria destinazione — il ricco nei tormenti eterni e Lazzaro nel seno di Abramo — tra loro si apre un grande abisso», ha sottolineato il Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina.
Parlando dell’origine di questo abisso, Sua Beatitudine ha evidenziato che è l’uomo stesso a crearlo già durante la vita terrena: «Quel ricco non ha mai visto la mano che Lazzaro gli tendeva sulla terra, ma nell’eternità chiede almeno un dito». Secondo il Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, ad approfondire quell’abisso è stata la convinzione del ricco di non aver bisogno né di Dio né degli altri. Egli non voleva ascoltare la voce dei profeti, alla quale Abramo lo richiama. Per questo assumono un significato particolare le parole del profeta Osea: «Misericordia io voglio e non sacrifici» (Os 6,6).
Come ha spiegato Sua Beatitudine Sviatoslav, i ricchi d’Israele speravano di colmare l’abisso tra Dio e l’uomo attraverso i soli sacrifici offerti nel Tempio. Tuttavia, senza la misericordia, una simile religiosità non supera la distanza, ma finisce per renderla ancora più profonda.
Secondo il Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, i veri strumenti per colmare l’abisso tra Dio e l’uomo, e di conseguenza anche tra le persone, sono la preghiera e le opere di misericordia: «Il metropolita Andrey Sheptytskyy diceva che chi prega diventa simile a Dio, immortale. E l’abisso tra una persona e l’altra può e deve essere superato attraverso le opere di misericordia. Perché è proprio la misericordia che aiuta una persona a riconoscere Dio presente nell’altra».
L’omelia ha dedicato particolare attenzione alla forza della preghiera in tempo di guerra. Sua Beatitudine ha ricordato le parole dello scrittore spirituale tedesco Reinhold Schneider, che durante la Seconda guerra mondiale scriveva: «La preghiera di un giusto può fermare la spada già levata sopra il nostro collo». Il Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina ha inoltre richiamato una riflessione di Papa Benedetto XVI, secondo cui un’ora di preghiera può contribuire a fermare una guerra, più di settimane e mesi di negoziati di pace.
«Care madri, nelle vostre mani c’è una grande forza. Quando oggi il mondo non sa come superare i nuovi muri e i nuovi abissi che cominciano a dividere l’umanità e diventano causa delle guerre contemporanee in diverse parti del mondo, una madre ucraina sa pregare», ha sottolineato il Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina. In segno di gratitudine e di stima, i partecipanti all’incontro hanno donato a Sua Beatitudine Sviatoslav un ritratto del metropolita Isidoro, capo della Chiesa di Kyiv del XIV secolo, partecipante del Concilio di Firenze.
Sua Beatitudine Sviatoslav ha espresso il riconoscimento per il servizio di don Vasyl Verbitskyi
In occasione del 20 ° anniversario della fondazione della prima comunità «Madri in Preghiera» nell’ambito dell’attuale Esarcato Apostolico per gli ucraini in Italia, Sua Beatitudine Sviatoslav ha conferito un attestato di riconoscimento al coordinatore nazionale delle comunità «Madri in Preghiera», Rev. Don Vasyl Verbitskyi.
Nel documento, datato 23 ottobre 2026 e rilasciato a Kyiv presso la Cattedrale Patriarcale della Risurrezione di Cristo, il Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina ha espresso la gratitudine al sacerdote per il suo zelante servizio pastorale, l’impegno generoso e la dedizione allo sviluppo delle comunità «Madri in Preghiera» nell’Esarcato Apostolico per gli ucraini in Italia.
«Apprezziamo profondamente il Suo impegno nell’accompagnamento spirituale delle madri che, attraverso la preghiera comunitaria, implorano dal Signore grazie per le proprie famiglie, per i figli, per la nostra Chiesa e per il popolo ucraino, che difende coraggiosamente il proprio diritto alla vita e alla libertà», si legge nell’attestato.
Sua Beatitudine Sviatoslav ha sottolineato i frutti spirituali di questo servizio: «Il Suo ministero porta abbondanti frutti spirituali, contribuendo a rafforzare la fede, a coltivare la vita cristiana e a consolidare l’unità in Cristo. Grazie alla Sua dedizione e alla Sua sollecitudine pastorale, le comunità ”Madri in Preghiera” diventano luoghi di fede viva, di amore materno e di incessante intercessione presso il Signore per le proprie famiglie, per la Chiesa e per l’Ucraina».
Il Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina ha inoltre espresso la propria riconoscenza per l’impegno a favore della Chiesa: «Per tutto ciò che ha fatto per la gloria di Dio e per il bene della nostra Chiesa, Le esprimiamo la nostra sincera gratitudine, insieme alla nostra stima e al nostro riconoscimento. Il Signore La benedica abbondantemente, Le conceda buona salute, gioia spirituale e forze inesauribili nel Suo ministero sacerdotale. La grazia dello Spirito Santo La accompagni e La aiuti a compiere la volontà di Dio».
Ufficio per le Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico


















