A Reggio Emilia celebrato il 60 ° compleanno di Rev. Don Mykhailo Khromianchuk
24 settembre 2026
Lunedì 21 settembre, nella chiesa di San Giorgio a Reggio Emilia, è stata celebrata la Divina Liturgia di ringraziamento in occasione del 60 ° compleanno di Rev. Don Mykhailo Khromianchuk.

Alla preghiera quidata da S. E. Hryhoriy Komar, Amministratore Apostolico, hanno concelebrato oltre venti sacerdoti dell’Esarcato Apostolico in Italia e un sacerdote proveniente dall’Ucraina. Alla celebrazione hanno preso parte anche numerosi fedeli e ospiti, giunti per rendere grazie a Dio per il dono della vita e della vocazione sacerdotale del festeggiato.
Nel suo intervento, il vescovo ha sottolineato che il 60 ° compleanno non rappresenta il termine di un cammino di servizio, ma l’inizio di una nuova tappa, nella quale l’esperienza di vita e la maturità spirituale possono diventare una solida base per un ulteriore impegno pastorale.
















«Vogliamo ricordare al nostro festeggiato che sessant’anni non sono il momento per riposare sugli allori. È invece il tempo in cui una persona, forte dell’esperienza e della saggezza maturate nella vita, può ancora fare molto. Davanti a lui ci sono ancora tanti compiti che il Signore gli affida e continuerà ad affidargli in futuro».
Riflettendo sul cammino percorso, il Vescovo ha invitato il festeggiato a riconoscere, nelle gioie e nelle difficoltà, nei successi e nelle prove, la presenza di Dio, che guida l’uomo e gli dona grazia, forza e sapienza.
L’Amministratore Apostolico ha richiamato in particolare il dialogo evangelico tra Cristo risorto e l’apostolo Pietro sulle rive del lago di Tiberiade. Lo stesso interrogativo è stato rivolto anche al festeggiato: «Mykhailo, mi ami?».
Secondo Mons. Komar, questa domanda è decisiva per ogni sacerdote, perché è l’intera vita e il ministero a diventare una risposta. Concludendo questa riflessione, il Vescovo ha ricordato le parole dell’apostolo Pietro: «Signore, tu sai tutto».
















Al termine della Divina Liturgia è stato letto un attestato di ringraziamento dell’Amministratore Apostolico per i molti anni di servizio di don Mykhailo alla Chiesa e ai fedeli ucraini in Italia.
Nel corso della parte celebrativa è stato ricordato anche padre Andriy Matskiv, cappellano della comunità ucraina di Parma, in occasione del 30° anniversario dell’ordinazione sacerdotale. I presenti hanno reso grazie a Dio nella preghiera per il dono della sua vocazione e per i molti anni di ministero.
La celebrazione del giubileo è proseguita con calorosi auguri e momenti musicali. Agli auguri si sono uniti anche i giovani della comunità e il coro parrocchiale.
Dopo i saluti, ha preso la parola lo stesso don Mykhailo. Anzitutto ha ringraziato Dio per il dono della vita e per tutti gli anni nei quali il Signore lo ha guidato lungo il cammino della vocazione sacerdotale. Ripercorrendo sei decenni di vita, il festeggiato ha ricordato momenti lieti e difficili, successi e prove, nei quali oggi riconosce con particolare chiarezza la presenza di Dio.
«Davanti all'altare di Dio, ripercorrendo i decenni della mia vita insieme a tutti questi ospiti, desidero chiedermi: “Come potrò, Signore, ricambiarti per tutti i benefici che mi hai donato?”. E trovo una sola risposta: ringraziare Dio per la vita, con la preghiera e con il servizio che continuerò a svolgere. Prima di tutto ringrazio il Signore per il dono della vita. Sessant’anni sono già un cammino lungo il quale si possono riconoscere molti segni di Dio. Ci sono stati momenti di gioia e momenti difficili, incontri e separazioni, successi e prove. Ma oggi vedo con particolare chiarezza che, durante tutta la mia vita, il Signore mi ha guidato, mi ha fatto incontrare le persone giuste e, anche attraverso circostanze difficili, mi ha preparato al servizio».
Don Mykhailo ha ricordato anche il proprio cammino verso il sacerdozio, maturato negli anni della clandestinità della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina. Ha parlato delle condizioni nelle quali avveniva la preparazione al ministero sacerdotale e delle persone che, con il loro esempio, lo hanno aiutato a crescere nella fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Secondo il festeggiato, l’esperienza della Chiesa perseguitata è diventata per lui una particolare scuola di fede.














Il sacerdote ha concluso il suo intervento esprimendo gratitudine per tutte le persone che hanno fatto parte del suo cammino sacerdotale.
«Sono grato a tutte le persone che il Signore ha posto sul mio cammino, sia in Ucraina sia qui in Italia. Ogni parrocchia e ogni incontro hanno lasciato un segno nel mio cuore. Il sacerdote è chiamato a insegnare agli altri, ma molto spesso sono proprio i fedeli a insegnare al sacerdote la pazienza, la semplicità, la fiducia in Dio e la preghiera».
Ufficio per le Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico