Il vescovo Dionisio Lachovicz durante la Liturgia di congedo con i sacerdoti dell’Esarcato Apostolico: «Oggi mi congedo con gratitudine»

27 gennaio 2026

«Oggi mi congedo con gratitudine»: con queste parole il vescovo Dionisio Lachovicz, vescovo emerito dell’Esarcato Apostolico e suo primo Esarca, si è rivolto a oltre cinquanta sacerdoti riuniti il 26 gennaio per la Divina Liturgia nella Cattedrale della Madre di Dio di Zhyrovyci e dei santi martiri Sergio e Bacco, a Roma.

Il vescovo Dionisio Lachovicz durante la Liturgia di congedo con i sacerdoti dell’Esarcato Apostolico: «Oggi mi congedo con gratitudine»

«Sono chiamato a tornare là da dove sono partito»

La celebrazione eucaristica è stata segno di riconoscenza per i sedici anni di servizio svolti dall’arcipastore a favore dei fedeli ucraini in Italia: dapprima come Visitatore Apostolico, poi come Esarca Apostolico, che ha preso la decisione di rientrare in Brasile.

Su richiesta dello stesso vescovo Dionisio, la Liturgia di ringraziamento è stata presieduta da Rev. Don Vasyl Hushuvatyi, protopresbitero del Distretto pastorale di Roma, concelebrata dai sacerdoti dell’Esarcato Apostolico; l’omelia è stata pronunciata dallo stesso vescovo.

«Sono profondamente commosso da questo saluto», ha esordito il vescovo nella sua omelia. «Abbiamo appena ascoltato due letture bibliche. La prima, dagli Atti degli Apostoli, ci presenta l’apostolo Paolo che convoca i presbiteri di Efeso e rivolge loro il suo discorso. Al termine, Paolo si inginocchia e prega insieme a tutti. Egli sapeva di andare verso Gerusalemme per soffrire e che in seguito sarebbe stato condotto a Roma, dove avrebbe dato la vita per Cristo».

Nel Vangelo di Giovanni, ha proseguito il vescovo, «abbiamo ascoltato Gesù che si congeda dai suoi discepoli: ”È bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò”. Lo Spirito della Verità, lo Spirito Consolatore, il Paraclito che guida e sostiene, donando forza e carismi. A volte, dunque, è necessario sapersi fare da parte» — ha detto il vescovo.


«L’unica cosa che ho chiesto è stata di essere guidato dallo Spirito Santo»

Il vescovo Dionisio ha quindi condiviso le motivazioni che lo hanno condotto a questa scelta:

«Nel corso dell’ultimo anno, mentre vivevo nel Collegio di San Giosafat, mi sono spesso domandato: è questo il mio posto? Ho chiesto allora allo Spirito Santo luce e discernimento, che ho riconosciuto in due segni. Anzitutto una telefonata del vescovo Venedykt, che mi ha chiesto se avessi già redatto il mio testamento. Il testamento c’era, ma mancava l’indicazione del luogo della sepoltura. Ho riflettuto a lungo, finché è arrivata la festa della Teofania. Durante la benedizione delle acque cantavamo: ”Il Giordano si è volto indietro”. In quel momento ho compreso che quel ”Giordano” ero io stesso, chiamato a tornare là da dove ero partito. Su questo fondamento è maturata la mia decisione di rientrare in Brasile».

Nel proseguire dell’omelia, il presule ha offerto una testimonianza personale del suo cammino di vita e di vocazione: dai primi segni dell’infanzia, attraverso gli anni della formazione, le crisi e le fatiche, fino al lungo servizio sacerdotale, monastico ed episcopale svolto in diversi continenti. Più volte ha sottolineato che il suo percorso non è mai stato frutto di ambizioni personali, ma risposta alla Provvidenza divina che lo ha guidato tra prove, spostamenti, stanchezze e svolte inattese.

Rileggendo la propria esperienza con riconoscenza, il vescovo ha affermato: «Nel momento dell’imposizione delle mani, ricevendo lo Spirito di Dio — ”la grazia divina che sempre guarisce ciò che è infermo e colma ciò che manca” — l’unica cosa che ho chiesto è stata di essere guidato dallo Spirito Santo. Come programma di vita ho scelto le parole del Vangelo: ”Io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22,27), che è divenuto anche il mio motto episcopale. Non ho mai detto ”no”, perché ho sempre creduto che quando il Signore affida una missione, dona anche la grazia e la forza per compierla».

Concludendo, il vescovo ha rivolto ai presenti un saluto colmo di affetto: «Il Signore vi benedica e vi custodisca. Rimaniamo sempre uniti».

Parole di gratitudine dalla comunità sacerdotale

Al termine della celebrazione, a nome della comunità sacerdotale, ha preso la parola don Vasyl Hushuvatyi. A nome del vescovo Hryhoriy Komar e di tutto il clero dell’Esarcato Apostolico, ha espresso profonda riconoscenza al vescovo emerito «per il suo instancabile e zelante servizio pastorale, l’esempio di umiltà, la profonda sapienza, l’atteggiamento orante e la premurosa paternità spirituale» dimostrata nel corso degli anni verso la Chiesa ucraina in Italia.

Nel suo intervento, don Vasyl ha sottolineato come il vescovo Dionisio abbia fatto fruttificare il «talento ricevuto», contribuendo in modo decisivo alla costruzione delle strutture dell’Esarcato Apostolico.

«Lei definiva le donne ucraine in Italia ”silenziose costruttrici”, ma il primo costruttore silenzioso e umile è stato Lei stesso. Non ha mai cercato nulla per sé, ma come autentico discepolo di Cristo ha rafforzato nella fede, per sedici anni, tutti coloro che il Signore Le ha affidato. E con la stessa umiltà ha consegnato tutto nelle mani del nuovo vescovo, mons. Hryhoriy, affinché il seme della verità e dell’amore di Dio continui a portare frutto con rinnovata forza».

A nome di tutti i sacerdoti, don Vasyl ha rivolto al vescovo Dionisio sinceri auguri di abbondanti grazie divine, salute, gioia e pace, consegnandogli come segno di gratitudine un’icona della Madre di Dio di Zhyrovyci, affidandolo alla sua materna protezione nel nuovo tratto del cammino di vita.

Ufficio Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico

Materiali correlati