Il vescovo Hryhoriy nella domenica dei Santi Padri del I Concilio Ecumenico: «La vita eterna è la vita di Dio, che il Signore desidera condividere con noi»
18 maggio 2026
«Comprendiamo bene che, in quegli ultimi momenti prima della Passione, il Signore nella sua preghiera ha espresso ciò che per Lui era più importante. Per dirlo in modo umano: ciò che portava nel cuore».

Lo ha affermato S. E. Rev. Hryhoriy Komar, Amministratore Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia, il 17 maggio, nella settima domenica dopo Pasqua — domenica dei Santi Padri del I Concilio Ecumenico — nella Cattedrale della Madre di Dio di Zhyrovyci e dei santi martiri Sergio e Bacco a Roma.
Durante l’omelia, il vescovo Hryhoriy ha richiamato l’attenzione dei fedeli sul significato della preghiera sacerdotale di Gesù, pronunciata dal Signore durante l’Ultima Cena, prima della sua Passione. Secondo il predicatore, questa preghiera occupa un posto particolare nella tradizione spirituale della Chiesa. Il Vescovo ha sottolineato che, nel corso dei secoli, essa ha attirato l’attenzione degli studiosi della Sacra Scrittura, desiderosi di comprenderne il contenuto e ciò che il Figlio di Dio chiedeva al Padre prima delle sue sofferenze.
Riflettendo sul brano evangelico, il predicatore si è soffermato sulle prime parole del testo, dove si dice che Gesù alzò gli occhi al cielo. «È un segno molto eloquente del fatto che Egli inizia a pregare. Nella Sacra Scrittura, quando una persona prega, alza gli occhi o le mani al cielo. ”Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto?”, così inizia la sua preghiera il salmista. Anche Gesù alza gli occhi verso il Padre celeste», ha spiegato.
Una particolare attenzione è stata dedicata al contenuto della missione di Gesù Cristo. S. E. Hryhoriy ha osservato che, nella sua preghiera, il Signore ringrazia il Padre per aver potuto compiere la missione affidatagli: la salvezza dell’uomo. «Nella preghiera risuona anzitutto il ringraziamento. Gesù ringrazia il Padre perché ha potuto compiere la missione che gli era stata affidata. In che cosa consisteva questa missione? L’evangelista parla di due compiti: donare la vita eterna e rivelare il nome di Dio», ha sottolineato.
Il predicatore ha invitato i fedeli a meditare più profondamente sulle parole della preghiera di Cristo, perché attraverso di esse il Signore rivela all’uomo le verità più importanti su Dio, sul suo amore e sulla sua missione salvifica per il mondo. Ha inoltre spiegato il significato delle parole di Cristo sulla vita eterna, sottolineando che questo concetto è molto più profondo della sola durata dell’esistenza.
«Donare la vita eterna. Ma che cos’è la vita eterna? Quando riflettiamo su questo, la prima cosa che ci viene in mente è una vita che non ha fine. Ed è vero. Ma il Signore, parlando della vita eterna, non intende soltanto la sua durata. La cosa più importante è la sua qualità», ha osservato il predicatore. Secondo lui, la vita eterna è prima di tutto partecipazione alla vita di Dio. «Perché la vita eterna è la vita di Dio. È la vita stessa di cui vive Dio. E ciò che è meraviglioso è che Egli desidera condividere questa vita con noi», ha affermato.
Il Vescovo ha sottolineato che Dio non è soltanto la sorgente della vita, ma la dona all’uomo attraverso il Figlio. «Egli trasmette la vita al Figlio: genera il Figlio eternamente. Il Padre e il Figlio vivono nell’eterna comunione dell’amore. Ma il Signore desidera donare questa vita divina anche a noi», ha detto.
Il predicatore ha richiamato anche il significato biblico della conoscenza di Dio, sottolineando che non si tratta soltanto di un sapere intellettuale. «Nella Bibbia conoscere Dio significa molto più che ricevere delle informazioni. Significa entrare in relazione con Lui, scoprire chi è Dio».
Secondo il Vescovo, per il cristiano la scoperta più importante è la verità sulla natura stessa di Dio. «Dio non è una forza lontana, né un essere astratto. Dio è nostro Padre. Dio è Amore», ha sottolineato S. E. Hryhoriy, aggiungendo che questa consapevolezza ha conseguenze concrete nella vita della persona. «Questa scoperta deve cambiare non solo la nostra mente, ma anche il nostro cuore. Deve cambiare le nostre relazioni con gli altri. Perché quando l’uomo accoglie veramente Dio come Amore, allora tutto comincia a cambiare», ha detto.
Durante l’omelia, il Vescovo ha sottolineato che il Signore rivela all’uomo non solo la verità su Dio, ma anche il cammino per vivere in Lui. Ha spiegato che il dono della vita eterna non consiste soltanto nell’infinità dell’esistenza, ma prima di tutto nella sua qualità: «La vita eterna è la vita di Dio. È la vita stessa di cui vive Dio. Ed è meraviglioso che Egli desideri condividerla con noi.
Ha aggiunto che conoscere Dio significa entrare con Lui in una relazione personale profonda. «Non si tratta semplicemente di sapere, ma di conoscere con il cuore, di scoprire l’amore di Dio. Dio non è una forza lontana né un essere astratto. Dio è nostro Padre, Dio è Amore», ha sottolineato.
Egli ha evidenziato che questa consapevolezza trasforma l’uomo dall’interno e incide sulle sue relazioni con gli altri. «Il mondo diventa diverso, perché cominciamo ad attingere alla sorgente dell’amore, di cui ogni cuore umano ha bisogno», ha detto il vescovo.
Il predicatore ha inoltre ricordato che Gesù, nella sua preghiera, chiede al Padre di rivelare il suo Nome e di donare agli uomini l’unità, che la Chiesa è chiamata a custodire lungo i secoli.
Ufficio per le Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico







