«Lo Spirito Santo non è disceso soltanto allora: Egli agisce anche oggi», — il Vescovo Hryhoriy nella festa della Pentecoste

24 maggio 2026

«Oggi, durante la preghiera, ripetiamo tante volte l’invocazione allo Spirito Santo: perché venga, ci visiti, dimori in noi, ci purifichi e ci consoli. Tutta la celebrazione liturgica e tutte le preghiere di questo giorno sono concentrate su questo evento: la Discesa dello Spirito Santo».

«Lo Spirito Santo non è disceso soltanto allora: Egli agisce anche oggi», — il Vescovo Hryhoriy nella festa della Pentecoste

Lo ha affermato S. E. Rev.ma Hryhoriy Komar, Amministratore Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia, il 24 maggio, durante l’omelia nella festa della Pentecoste, nella chiesa cattedrale della Madre di Dio di Zhyrovyci e dei santi martiri Sergio e Bacco a Roma.

Nell’omelia il vescovo Hryhoriy ha sottolineato che l’evento della Pentecoste non appartiene soltanto al passato, poiché l’azione dello Spirito Santo continua anche oggi: «Lo Spirito Santo non è disceso soltanto duemila anni fa sugli apostoli riuniti nel Cenacolo. Egli scende anche oggi su coloro che credono in Cristo, che hanno accolto il nostro Signore come loro Salvatore e attendono il compimento della grande promessa di Dio».

Il Vescovo ha ricordato le parole pronunciate da Gesù durante l’Ultima Cena, quando il Signore promise ai discepoli di mandare il Consolatore: «Gesù parlava di un altro Consolatore, lo Spirito di Verità, che, secondo le sue parole, ci guiderà alla verità tutta intera e ci ricorderà tutto ciò che il Signore ha insegnato».

Riflettendo sul contesto biblico della Pentecoste, il predicatore ha richiamato l’attenzione sul significato veterotestamentario di questa festa: «Una delle più grandi feste ebraiche era la festa della Pentecoste. In quel giorno il popolo ebraico ricordava l’evento del monte Sinai, quando il Signore diede a Mosè le tavole della Legge, i comandamenti, e stabilì l’alleanza con il suo popolo».

Il Vescovo Hryhoriy ha evidenziato che la Discesa dello Spirito Santo segnò l’inizio del nuovo popolo di Dio: la Chiesa, che unisce tutti i popoli del mondo e apre a ogni persona la via verso un’esperienza viva della presenza di Dio. Per questo la Chiesa chiama la festa di Pentecoste il giorno della nascita della Chiesa: proprio attraverso l’azione dello Spirito Santo, infatti, gli apostoli ricevettero la forza di uscire e annunciare «le grandi opere di Dio» a tutti i popoli.

Il Vescovo ha poi richiamato l’attenzione sul simbolismo particolare della Discesa dello Spirito Santo, avvenuta proprio durante la festa ebraica della Pentecoste: «Proprio durante questa festa dell’Antico Testamento gli apostoli, insieme a Maria, Madre di Dio, erano riuniti nel Cenacolo, dove Gesù aveva celebrato con i suoi discepoli l’Ultima Cena».

Il predicatore ha inoltre evidenziato il legame teologico tra l’evento del monte Sinai e la Discesa dello Spirito Santo, descritto dall’evangelista Luca: «Probabilmente per l’evangelista Luca, che descrisse questi eventi nel libro degli Atti degli Apostoli, era molto importante mostrare il legame tra ciò che avvenne sul Sinai e ciò che ora accade nel Cenacolo».

Secondo il predicatore, Luca stabilisce consapevolmente un parallelo tra il dono della Legge attraverso Mosè e il nuovo dono che Dio offre attraverso Gesù Cristo: il dono dello Spirito Santo. Il Vescovo ha sottolineato la novità della rivelazione di Dio nello Spirito Santo: «Ora c’è Gesù come nuovo Mosè. Egli non è salito su un monte, ma è asceso al cielo per donare agli uomini, da parte del Padre, non tavole di pietra, ma il dono dello Spirito Santo: la nuova legge, la legge dell’amore, che lo Spirito Santo scrive nei cuori degli uomini».

Approfondendo il contesto biblico, il Vescovo ha spiegato il parallelo tra il Sinai e il Cenacolo, dove avvenne la Discesa dello Spirito Santo: «Il fuoco e il vento che apparvero sono segni della presenza di Dio. Come un tempo sul Sinai, così ora nel Cenacolo Dio si manifesta al suo popolo».

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dello Spirito Santo come «Consolatore» nelle sofferenze del nostro tempo: «Lo Spirito Santo è Colui che è sempre accanto a noi. Egli consola, protegge e dona forza, specialmente oggi, nel tempo della guerra, delle perdite e delle sofferenze. Egli ci indica la via verso il cielo».

Nella parte conclusiva dell’omelia, il Vescovo ha tracciato un parallelo spirituale tra la ricerca della gloria umana e la chiamata a una vita umile nello Spirito Santo. Ha ricordato l’immagine biblica della torre di Babele come simbolo dell’orgoglio umano: «C’è l’atteggiamento dei costruttori della torre di Babele, che volevano glorificare se stessi, rendere famoso il proprio nome. E sappiamo come tutto questo è finito».

In contrapposizione a ciò, il Vescovo Hryhoriy ha presentato la via cristiana: la via dell’apertura all’azione dello Spirito Santo: «C’è un altro atteggiamento: quando ci apriamo allo Spirito Santo, perché Egli ci rinnovi, ci santifichi e ci conduca al Padre celeste».

Il predicatore ha anche richiamato l’attenzione sulle drammatiche realtà del nostro tempo, contrapponendo il fuoco distruttivo della guerra al fuoco vivificante dello Spirito Santo: «Oggi, purtroppo, vediamo un altro fuoco: il fuoco dei missili, che cade sulle città e distrugge la vita. Ma noi non chiediamo questo fuoco distruttivo; chiediamo il fuoco dello Spirito Santo, che purifica il cuore e lo accende d’amore».

Ufficio per le Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico

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