«Messaggeri di pace» dall’Ucraina in guerra
22 luglio 2026
Lontani dal frastuono della guerra, dalla paura di essere colpiti dalle bombe, dal timore di perdere qualcuno di caro. Solo con la giusta distanza si mette a fuoco ciò che conta davvero e si comprende ancora di più il valore del vivere in pace.

È l’esperienza che stanno vivendo 16 ragazzi, partiti da Zaporizhzhia, in Ucraina, insieme a don Markian Buniak, responsabile della pastorale giovanile dell’esarcato di Donetsk della Chiesa greco-cattolica ucraina, e suor Lukia Murashko, religiosa dell’ordine di san Basilio Magno. Un’iniziativa, in programma dal 10 al 23 luglio e dal titolo: «Messaggeri della pace», organizzata dall’Esarcato Apostolico per i cattolici ucraini di rito bizantino presenti in Italia. Ragazzi che vivono la quotidianità della guerra e che si fanno per questo voce di pace.
Il primo incontro è stato con monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano, che ha messo in luce come l’esperienza dei ragazzi ucraini sia di insegnamento per i giovani della sua diocesi. Il periodo di soggiorno in Italia prevede anche delle soste in Trentino e poi ad Assisi, la terra di san Francesco. Un momento di pausa, di respiro dal conflitto in Ucraina per portare agli altri che non conoscono la guerra il racconto di una quotidianità difficile ma allo stesso tempo facendosi interpreti di parole di pace. Diventare messaggeri di pace perché «chi la cerca davvero — ha sottolineato don Markian Buniak, responsabile della pastorale giovanile dell’esarcato di Donetsk della Chiesa greco-cattolica ucraina — riesce a trovarla proprio là dove sembra quasi impossibile trovarla». «Paradossalmente, proprio la guerra, — ha concluso — pur nella sua drammaticità, ci ha aiutati a comprendere più profondamente che cosa sia la vera pace. Ed è questo che desideriamo condividere con il mondo intero».
Kateryna di 21 anni e Varvara di 16 fanno parte del gruppo arrivato in Italia. La prima ha studiato matematica ma attualmente si occupa di organizzare corsi di primo soccorso anche se la sua idea, un giorno, è di laurearsi in medicina. Varvara è appassionata di design e di progettazione, vorrebbe molto dipingere gli affreschi di una chiesa che verrà costruita nel quartiere dove vive sua nonna. Sono felici di aver messo da parte per qualche tempo il pensiero della guerra. «Quando lasci l’Ucraina — ha detto Kateryna — è come entrare in un altro mondo. Qui c’è tranquillità, le persone vivono in pace, tutto è sereno. È un mondo completamente diverso, ed è proprio quello che ci mancava. È una boccata d’aria fresca».
Varvara ha trovato nella propria comunità, nello stare insieme, l’aiuto e il sostegno per stare serena nonostante la guerra. «Ci sosteniamo a vicenda — ha affermato — e la nostra comunità mi aiuta a conservare la pace nel cuore». «Mi sostengono i ricordi»: ha proseguito Kateryna che viene da una località oggi sotto occupazione russa dalla quale è fuggita fermandosi a Zaporizhzhia. «Vorrei dire ai giovani europei di gioire della vita. Tutto ciò che oggi sembra difficile o impossibile da superare può essere affrontato. Finché una persona è viva, ogni problema ha una soluzione. Vivere in un Paese in pace è già una grande grazia».
«I giovani riescono a mantenere un cuore puro»: così don Volodymyr Misterman, cappellano dell’esarcato apostolico per le comunità ucraine a Varese e Gallarate e protopresbitero del distretto di Milano, che accompagna il gruppo. «Attraverso il loro sguardo e la gioia che portano negli occhi — ha proseguito don Volodymyr Misterman — vogliono testimoniare che un mondo senza guerre è possibile», sentono il dovere di raccontare cosa hanno visto e di ritornare nel loro Paese pieni di fiducia e di speranza, convinti che arriverà una pace giusta e duratura. «Una pace che ci viene donata dal Signore, perché è solo Lui che può garantirla». Il cappellano ha riportato poi la gioia dei ragazzi per aver dormito tutta la notte senza il timore di dover scappare. Un pensiero condiviso anche da suor Lukia Murashko dell’ordine di San Basilio Magno, «poter dormire è una felicità immensa, respirare con serenità. Sono cose semplici, ma abbiamo riscoperto quanto siano preziose. Forse sarà molto difficile tornare. Ma credo che l’amore che portiamo nel cuore per chi è rimasto laggiù ci riporterà a casa. Sarà proprio quell’amore a spingerci a tornare, per essere di nuovo accanto a loro, un po’ più riposati, più forti e interiormente rigenerati da questi giorni di vita normale».
di SVITLANA DUKHOVYCH
e BENEDETTA CAPELLI
L’Osservatore Romano
Foto: Luino Notizie