Mons. Dionisio Lachovicz: «La vita cristiana inizia dove finisce la nostra autosufficienza»

8 dicembre 2025

Il 7 dicembre, nella Cattedrale della Madre di Dio di Zhyrovyci e dei Santi Martiri Sergio e Bacco, si sono svolte le celebrazioni in occasione della festa di San Nicola. La Divina Liturgia è stata presieduta da S. E. Mons. Dionisio Lachovicz, Vescovo emerito dell’Esarcato Apostolico.

Mons. Dionisio Lachovicz: «La vita cristiana inizia dove finisce la nostra autosufficienza»

Durante la celebrazione, il vescovo ha rivolto ai fedeli una meditazione:

«San Nicola è uno dei santi più venerati al mondo. Visse nel IV secolo, eppure la sua memoria attraversa come un filo rosso i due millenni della storia cristiana. In Italia oggi circa 273 mila uomini portano il nome Nicola. In Ucraina, nel secolo scorso, il nome Mykola occupava il primo posto tra i nomi maschili — quasi due milioni di bambini furono registrati con questo nome».

Il vescovo ha sottolineato che San Nicola è l’opposto perfetto del ricco stolto della parabola evangelica proclamata in quella domenica: «Questa parabola è un monologo del ricco con sé stesso, impressionante per la quantità di pronomi alla prima persona: ”dove raccoglierò il mio raccolto”, ”demolirò i miei granai”, ”raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni”, ”io demolirò”, ”io costruirò”, ”io dirò alla mia anima…”.


Questo programma di vita può essere molto più vicino a noi di quanto pensiamo. Anche nel nostro cuore può dominare questo «io», «mio», «a me», nascosto profondamente come progetto di vita basato sull’accumulo e sull’autosufficienza. In una visione così centrata su sé stessi, è difficile immaginare la disponibilità a condividere con chi non ha nulla. La follia del ricco consiste nel mettere al centro della vita soltanto sé stesso: «io», «mio», «per me». Per lui non esistono altre persone: né «tu», né «egli», né «noi», né «voi». Ma nella realtà non è così. Gli altri ci precedono sempre. Il «tu» precede l’»io». Il bambino percepisce il proprio valore perché la madre lo ama: «Tu mi ami — dunque io sono qualcuno». Senza il «tu», non esiste l’»io».»

Il vescovo ha ricordato che tutto ciò che l’uomo possiede lo riceve da molti altri: genitori, fratelli e sorelle, vicini, insegnanti. Ci precede anche la terra, che dona i suoi frutti; senza acqua, aria, sole, giorno e notte, la nostra vita sarebbe impossibile. «Tutta la realtà ci dice: non essere stolto, non rinchiuderti solo nel tuo ”io”, ”mio”, ”a me”…».

E ha aggiunto: «Esiste un altro grande ”Tu” — Dio — di cui l’uomo spesso si dimentica. Egli è l’inizio di tutto l’essere. L’uomo, assorbito dal proprio ”io”, arriva persino a dire: ”Dio non esiste”. Così l’»io» prende il posto di Dio. Il salmista afferma: «Lo stolto dice nel suo cuore: ”Non c’è Dio!’» (Sal 14,1).»

Il predicatore ha proseguito: «L’ateismo moderno si fonda proprio su questo “io” assoluto, sul principio: “Penso, dunque esisto”. Ma questo “io” è estremamente pericoloso. È alla radice delle piccole e grandi guerre che oggi potrebbero incendiare il mondo con il fuoco nucleare. Quando Gesù insegna la preghiera, elimina le parole “io”, “mio” e le sostituisce con “Tu” — “noi”: “Padre nostro”, “sia santificato il Tuo nome”, “sia fatta la Tua volontà”, “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, “rimetti a noi i nostri debiti”. La vita cristiana inizia dove finisce la nostra autosufficienza.»

Il vescovo ha poi indicato San Nicola come grande esempio per il nostro tempo: «San Nicola possedeva la vera sapienza divina, molto lontana dalla follia del ricco stolto. La sua famiglia era benestante, ma egli non diceva: “ho raccolto”, “ho costruito”, “il mio regno”, “la mia volontà”. Ciò che ricevette in eredità divenne “pane nostro” — per chi era nel bisogno. È l’incarnazione dell’amore di Dio, il volto del Padre misericordioso e maestro di carità».

«Chiediamo a San Nicola tutto ciò di cui abbiamo bisogno — ma soprattutto questa carità che viene dal cielo, capace di guarire, perdonare e vincere ogni male, personale e nazionale», ha concluso. Dopo la Liturgia è arrivato in chiesa il tanto atteso San Nicola. I bambini gli hanno dedicato poesie e canti, esprimendo affetto e gratitudine.

La festa è diventata un forte richiamo alla bontà, alla carità e all’amore verso il prossimo. Ha portato non solo doni materiali, ma anche una ricchezza spirituale che ispirerà i fedeli alle opere buone durante tutto l’anno.

Ufficio stampa della Parrocchia della Cattedrale

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