A Roma è iniziato il pellegrinaggio delle comunità ucraine «Madri in preghiera» in occasione del 20 ° anniversario della loro fondazione in Italia
23 ottobre 2026
Il 23 ottobre, presso la Cattedrale della Madonna di Zhyrovyci e dei Santi Martiri Sergio e Bacco dell’Esarcato Apostolico a Roma, ha avuto inizio, con la celebrazione del Moleben alla Santissima Madre di Dio, il pellegrinaggio delle comunità ucraine «Madri in Preghiera».

La celebrazione è stata presieduta da Sua Ecc. Rev.ma Hryhoriy Komar, Amministratore Apostolico dell’Esarcato Apostolico per i fedeli ucraini cattolici di rito bizantino in Italia. Il vescovo Hryhoriy Komar ha rivolto un caloroso saluto alle partecipanti delle comunità «Madri in Preghiera», giunte a Roma da diverse parti d’Italia e del mondo, sottolineando il valore particolare della preghiera delle madri e della loro vocazione a condividere l’amore di Dio con le proprie famiglie e comunità.
«Possiamo dire che oggi è la Madre di Dio stessa ad accogliere tutte voi in questo luogo. Ella desidera che, tornando nelle vostre case, nelle vostre famiglie e nelle vostre comunità, portiate con voi la sua benedizione, il suo amore materno e il suo sostegno a coloro che amate e per i quali pregate», ha affermato il vescovo.
Il presule ha inoltre ricordato il particolare significato della Cattedrale per l’Esarcato Apostolico e la presenza, al suo interno, dell’icona della Madonna di Zhyrovyci. «La vostra comunità, ”Madri in Preghiera”, già attraverso il suo nome testimonia chi siete: madri che pregano», ha sottolineato.
Il vescovo Hryhoriy ha osservato che la fede cambia il nostro modo di guardare la realtà. Se una persona senza fede può considerare alcuni avvenimenti come semplici coincidenze, chi si affida a Dio è capace di riconoscervi la Sua Provvidenza. Per questo il cristiano è chiamato a rendere grazie al Signore per ciò che accade nella vita e nella storia del proprio popolo.
Sua Ecc. Hryhoriy ha richiamato l’esempio di Elisabetta nel Vangelo di Luca che insegna anche l’umiltà davanti a Dio. Le sue parole: «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?» esprimono la consapevolezza della grandezza del dono divino e della propria indegnità di riceverlo.
In questo contesto, il vescovo ha ricordato l’immagine dell’Arca dell’Alleanza nell’Antico Testamento, mettendola in relazione con la Santissima Madre di Dio, che la tradizione cristiana riconosce come la nuova Arca dell’Alleanza, poiché ha portato nel suo grembo il Signore stesso.
Concludendo la sua riflessione, il vescovo ha sottolineato che la vocazione a portare Cristo agli altri non si limita alla preghiera o alla partecipazione alle celebrazioni liturgiche, ma si manifesta nei gesti concreti, nelle parole e nel modo in cui ci rapportiamo alle persone che incontriamo ogni giorno.
«Siamo chiamati a portare il Signore ovunque possiamo: nelle nostre famiglie, sul posto di lavoro, nelle comunità e in tutti i luoghi in cui ci troviamo», ha affermato.
Ufficio per le Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico
















