«Chiediamo che alla nostra Ucraina venga incontro questo Buon Samaritano»: omelia di Mons. Hryhoriy durante il pellegrinaggio alla Basilica di San Nicola a Bari
2 dicembre 2025
Omelia dell’Amministratore Apostolico, Mons. Hryhoriy Komar, pronunciata durante la Divina Liturgia del 30 novembre 2025 in occasione del pellegrinaggio dei fedeli dell’Esarcato Apostolico alla Basilica di San Nicola a Bari.

Sia lodato Gesù Cristo! Reverendi padri, cari fratelli e sorelle!
Il Vangelo di oggi ci offre molto per la meditazione spirituale e risponde a domande che per noi cristiani hanno un’importanza fondamentale. La prima è: cosa devo fare per ereditare la vita eterna? La seconda: chi è il mio prossimo? Questi interrogativi risuonano non solo nella nostra mente, ma nel nostro cuore. Desideriamo ascoltare risposte vere e chiare, perché toccano il senso stesso della vocazione cristiana e della nostra esistenza.
Non c’è cristiano che non conosca la parabola del Buon Samaritano. La conosciamo molto bene e l’abbiamo ascoltata commentare molte volte. Eppure, ogni volta vi scopriamo qualcosa di nuovo, qualcosa che ci è necessario nel momento presente e nelle circostanze concrete della nostra vita. Questa parabola è una storia di incontro: da una parte coloro che avrebbero potuto incontrare l’uomo ferito ma non lo hanno fatto; dall’altra colui che non ha evitato l’incontro e lo ha accolto. E questo incontro ha portato molti frutti non solo a lui stesso, ma è divenuto esempio per tutti i discepoli di Gesù. Perché Cristo dice: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso».
L’incontro con un uomo ferito, mezzo morto sul ciglio della strada, non promette nulla. Non porta alcun vantaggio. Anzi, richiede sacrificio, tempo, risorse, attenzione. Il sacerdote e il levita hanno ignorato quell’incontro: forse sono passati dall’altra parte, hanno distolto lo sguardo fingendo di non aver visto. Possiamo giudicarli per questo atteggiamento freddo, ma dobbiamo anche ammettere che tante volte noi stessi abbiamo agito così verso altri. Quante volte abbiamo distolto gli occhi davanti al bisogno e al dolore altrui? Quante volte abbiamo scelto di «passare dall’altra parte» per non complicarci la vita con «spese inutili» di tempo, denaro e attenzione?
Eppure, uno straniero — un Samaritano — non si è chiesto quale vantaggio avrebbe avuto dall’aiutare un giudeo ferito, nonostante tra loro vi fosse inimicizia. Il ferito si aspettava l’aiuto dei suoi: del sacerdote, del levita, ma non del Samaritano. Il Samaritano non si domandò cosa avrebbe guadagnato. E questa è l’essenza della misericordia: la misericordia non chiede «cosa posso ricevere?», ma «cosa posso dare?», «come posso aiutare?». Ci rende veramente umani la capacità di donare noi stessi: il nostro tempo, talenti, risorse, attenzione.
Davanti al Samaritano erano passati un sacerdote e un levita, persone di grande prestigio, ma al momento decisivo non superarono la prova. Si può essere sacerdote, vescovo, presidente, e tuttavia non essere un vero uomo. Il Samaritano ha speso tempo, risorse — vino, olio — ha pagato l’alloggio, ha curato quell’uomo. Probabilmente ha cambiato i propri programmi, forse ha perso qualcosa nei suoi affari, ma ha guadagnato molto di più: la possibilità di essere un uomo buono, la possibilità di diventare prossimo.
Cari fratelli e sorelle, possiamo ottenere titoli, incarichi, beni materiali, ma la capacità di essere veramente umani non si compra con nulla. Cosa ha spinto il Samaritano ad agire così? Possiamo dire: il comandamento dell’amore. Quando ricordiamo il comandamento di amare il prossimo come noi stessi, allora compiendo tale comandamento facciamo il bene. Ma per noi cristiani l’amore non è soltanto un comandamento. Il nostro amore è una risposta: risposta a Colui che per primo ci ha amati; risposta all’amore di Dio che abbiamo sperimentato; risposta a Colui che ci ha dato la vita, che ha diffuso per noi l’aria che respiriamo; risposta all’amore di Colui che è morto per liberarci dalla schiavitù del male e donarci la vita eterna. E noi vogliamo rispondere a questo amore, vogliamo vivere in questo amore. Perciò ci chiediamo: come possiamo farlo? Come possiamo ringraziare Dio per i suoi doni? La risposta la troviamo nella parabola: quando facciamo qualcosa per il nostro prossimo, lo facciamo a Dio stesso. È una risposta al suo amore — un amore senza calcoli, senza «contabilità».
Questa parabola parla a noi in modo speciale oggi. Molti, ascoltando questo Vangelo, hanno forse pensato: non assomiglia la nostra Ucraina a quell’uomo ferito lungo la strada? Quanti passano oltre fingendo di non vedere la sofferenza, dicendo che non li riguarda, che hanno cose «più importanti» da fare? E il dolore più grande è che spesso così agiscono proprio coloro da cui ci aspettavamo aiuto. A volte mostrano solo l’apparenza della solidarietà, ma non sono disposti a condividere l’olio, il vino, i due denari che potrebbero servire al fratello ferito.
I Padri della Chiesa insegnavano che il vero Buon Samaritano è Cristo stesso. Il sacerdote e il levita dell’Antica Alleanza non potevano aiutare l’uomo ferito: la Legge non bastava per salvarlo. Perciò sono passati oltre, perché mancavano dei mezzi per la guarigione. Ma Cristo è venuto. È venuto verso l’uomo ferito dal peccato, verso l’umanità smarrita, per salvarla. Lui ha l’olio e il vino: segno dei Sacramenti della Chiesa — la Confessione e l’Eucaristia — che guariscono le nostre ferite e ci ridanno la vita.
Cari fratelli e sorelle, chiediamo che oggi alla nostra Ucraina venga incontro questo Buon Samaritano. Perché solo in Gesù, solo in Dio è la nostra salvezza. Solo Lui può rialzarci, guarire le ferite, darci un futuro. Il Signore dice: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso». Queste parole non sono rivolte solo al dottore della Legge, ma a ciascuno di noi. Il Signore desidera che, secondo le nostre possibilità, aiutiamo chi è più debole; che condividiamo ciò che abbiamo con chi non ha nulla; che mettiamo da parte i calcoli e agiamo per amore, rispondendo all’amore di Dio con il nostro amore. Questo ci renderà più forti, ci renderà davvero figli di Dio.
E talvolta anche noi ci sentiamo come quell’uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico: scendeva verso il basso, lontano dal luogo della presenza divina. E alla fine i briganti — i peccati — lo hanno ferito. Anche noi possiamo sentirci così. Ma sappiamo che c’è il Buon Samaritano — Cristo Signore — che ha il rimedio per le nostre ferite e per la nostra vita.
Amen. Sia lodato Gesù Cristo!
† Hryhoriy