ll preziosissimo dono dell’indipendenza

23 agosto 2025

In occasione del 34 anniversario dell’Indipendenza dell’Ucraina, il presbitero dell’Esarcato Apostolico Ucraino e storico della chiesa, Rev. Don Augustyn Babiak, riflette sulla drammaticità del fatto che da quasi quattro anni devono difenderla.

ll preziosissimo dono dell’indipendenza

Sono particolarmente felice di commemorare con voi l’anniversario dell’Indipendenza dell’Ucraina avvenuta il 24 agosto 1991. Ricordo bene quella data, quando sui volti dei nostri compatrioti felici scorrevano lacrime di gioia per la ritrovata libertà: dai più giovani ai più vecchi, tutti ballavano per la gioia perché la loro perseveranza, finalmente, era stata ricompensata, il sogno dei loro antenati finalmente si avverava. La lotta per l’Indipendenza, purtroppo, continua ancora. Comprendiamo bene che l’aggressione russa contro l’Ucraina ha come obiettivo la totale liquidazione della sua Indipendenza. Questa guerra non riguarda il Donbass, non riguarda la Crimea, né la protezione dei “russofoni”: questa guerra ha lo scopo di cancellare l’Ucraina e sua storia, di strapparla dall’Europa e unirla all’Asia.

Nel Paese così caro al cuore di tutti, l’Indipendenza era sinonimo di libertà, di sovranità, di democrazia conquistata dopo molti sacrifici: l’Ucraina era finalmente un Paese sovrano che si univa alla grande famiglia europea della quale intendeva condividere – e tuttora condivide – iprincipi ispiratori. Oggi, dopo 34 anni, la gioia dell’Indipendenza rimane, ma è ferita nel suo profondo. Il cuore di un intero popolo è lacerato dalla guerra e vive il suo Golgota a causa dell’aggressione russa. Quante giovani vite sono state e vengono tuttora distrutte! Quante famiglie sono state rovinate! La terra ucraina, bella e feconda, conosciuta un tempo come il “granaio d’Europa”, è ora coperta di cimiteri. Gli ucraini con orgoglio hanno ripreso nelle loro mani la fiaccola della libertà, consapevoli che per la libertà c’è un alto prezzo da pagare.

Il popolo sperimenta nel suo cuore e nel suo corpo che libertà e pace chiedono sempre di vegliare, chiedono attenzione e cura, poiché la libertà si costruisce costantemente, non è mai una conquista «per sempre». San Francesco d’Assisi diceva: «Signore, rendimi strumento di pace». E il Papa Giovanni Paolo II «la pace sarà l’ultima parola della Storia». Costruire la pace è un lungo e faticoso cammino di pazienza e speranza. Il Papa Leone XIV ha pronunciato un forte appello per la pace, sottolineando «che il mondo ha bisogno del fuoco dello Spirito Santo, Spirito dell’Amore, non del fuoco delle armi». Bisogna essere continuamente vigili e non dare per scontato tutto ciò che abbiamo, il presente che viviamo, perché il male è sempre in agguato e in ogni momento può subdolamente risvegliarsi e sorprenderci.

In concomitanza con il 34° anniversario dell’Indipendenza si sono verificati alcuni eventi significativi per gli ucraini cattolici che qui voglio menzionare. Innanzitutto, il Giubileo del 2025, il Giubileo della Speranza, in cui gli ucraini hanno partecipato come pellegrini, di vari eventi a Roma e in Vaticano. Papa Francesco, annunciandolo, ha scritto: «È giunto il tempo del nuovo Giubileo, in cui riapriamo ampiamente la Porta Santa, per offrire l’esperienza viva dell’amore di Dio che risveglia nel cuore la speranza autentica della salvezza in Cristo. Nello stesso tempo, quest’Anno Santo indicherà il cammino verso un’altra ricorrenza fondamentale per tutti i cristiani: nel 2033 si celebreranno i duemila anni della redenzione compiuta con la passione, morte e risurrezione del nostro Signore Gesù. Siamo così in cammino, segnato da grandi tappe, nelle quali la grazia di Dio guida e accompagna le persone che camminano, premurose nella fede, laboriose nella carità, tenaci nella speranza» (cfr 1 Ts 1,3). (Bolla Spes non confundit, n. 6).

Anticipate nel corso del 2024 in varie parrocchie si sono tenute iniziative per ricordare e commemorare nel 160° anniversario della nascita del grande Metropolita della Chiesa greco-cattolica Andrea Szeptyckyj. Come un novello Mosè, ha guidato il suo popolo attraverso le tempeste e le avversità delle due guerre mondiali. La sua figura e il fulgido esempio della sua vita personale e la sua lungimirante azione pastorale sono oggi una eloquente, attuale testimonianza che può parlare al cuore degli ucraini. Qui in Italia il popolo ucraino della diaspora si mobilita e si organizza. Questa guerra non ha annientato il suo spirito ma, al contrario, ha generato più coraggio, determinazione, resistenza, solidarietà e carità. Con il sostegno dell’Ambasciata, dell’Esarcato di numerose Associazioni in cui sono coinvolti volontari italiani, fa sentire ai compatrioti la propria vicinanza e in modo concreto e generoso garantisce preziosi aiuti umanitari.

Voglio qui ringraziare tutti coloro che lavorano e collaborano a queste azioni di soccorso del popolo ucraino che resiste contro questo attacco proditorio e barbaro che nel XXI secolo, nel cuore dell’Europa, ha scatenato una guerra che il mondo civile non poteva immaginare. Che Dio abbia misericordia di noi!



p. Agostino Babjak

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