A Roma si sono svolti gli esercizi spirituali delle comunità «Madri in preghiera» dell’Esarcato Apostolico in Italia
5 marzo 2026
Dal 27 febbraio al 1 ° marzo a Roma si sono svolti gli esercizi spirituali per le comunità «Madri in preghiera» dell’Esarcato Apostolico in Italia. Quest’anno vi hanno partecipato rappresentanti di oltre venti comunità parrocchiali.

Il primo giorno degli esercizi spirituali è iniziato con la presentazione delle partecipanti. Successivamente tutte si sono riunite nella cappella per la preghiera comune: l’Akathistos alla Passione di Cristo. Questa profonda preghiera le madri l’hanno recitata insieme a Rev. Don Vasyl Verbitskyi, coordinatore della comunità «Madri in preghiera» dell’Esarcato Apostolico, ricordando gli eventi dal Getsemani fino alla sepoltura di Gesù Cristo.
La serata di preghiera è proseguita con intenzioni per l’Ucraina, per una pace giusta, per i soldati, i cappellani, i volontari, i bambini orfani e per le anime dei caduti in guerra. La parte conclusiva delle veglie notturne è stata la Via Crucis per l’Ucraina. Durante la preghiera hanno meditato sul cammino di Gesù verso il Golgota, collegando gli eventi evangelici con le prove che oggi il popolo ucraino vive nel tempo della guerra.
Il secondo giorno degli esercizi spirituali è iniziato con una meditazione spirituale. Successivamente nella cappella è stata celebrata la Divina Liturgia presieduta da Sua Eccellenza mons. Hryhoriy Komar, Amministratore Apostolico per i cattolici ucraini di rito bizantino in Italia.
Nella sua omelia mons. Hryhoriy ha sottolineato che i sabati della Quaresima sono tradizionalmente dedicati alla preghiera per i defunti — per coloro che sono già passati all’eternità ma rimangono vivi nella nostra memoria e nel nostro amore. «Ci siamo riuniti qui per pregare insieme, per meditare sulla Parola di Dio e per costruire la nostra comunità di preghiera. In modo particolare oggi preghiamo per coloro che sono passati all’eternità — per i nostri parenti, per coloro che portiamo nel cuore e per quanti ci hanno chiesto di pregare per loro», ha detto.
Il predicatore ha sottolineato che attraverso la preghiera e la partecipazione all’Eucaristia i cristiani vivono un legame spirituale con coloro che sono passati al Signore. «Attraverso il sacrificio dell’Eucaristia sentiamo questo legame con Dio e coloro che sono già nell’eternità. Li ricordiamo nell’amore e li affidiamo alla nostra preghiera», ha osservato il vescovo.
Riflettendo sul brano evangelico tratto dal Vangelo di Marco, il predicatore ha richiamato l’attenzione sull’importanza della preghiera nella vita di Gesù Cristo: «Il Vangelo dice che Gesù, al mattino presto, quando era ancora buio, usciva in un luogo solitario per pregare. La preghiera concludeva la sua giornata e la preghiera iniziava la sua giornata. Tutto ciò che Gesù faceva nasceva dalla sua preghiera e dal suo rapporto con il Padre celeste».
Secondo il predicatore, proprio la preghiera dava a Cristo la forza di servire le persone che si avvicinavano a Lui con le loro sofferenze e necessità. «Nella preghiera Egli trovava la forza per incontrare le persone — coloro che cercavano consolazione, aiuto e guarigione», ha aggiunto.
Il vescovo ha anche sottolineato il carattere missionario del ministero di Gesù, che non si limitava soltanto a coloro che già credevano o lo accoglievano: «Spesso vogliamo restare tra coloro che ci comprendono e pensano come noi. Ma Cristo mostra un’altra strada. Dice: ”Andiamo altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo, infatti, sono venuto”».
Particolare attenzione nell’omelia è stata dedicata all’episodio evangelico della guarigione del lebbroso. Il predicatore ha sottolineato che Gesù manifesta anzitutto misericordia verso la persona: «Il Vangelo dice: Gesù, mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e disse: ”Lo voglio, sii purificato”».
Questo gesto di Cristo ha un profondo significato spirituale: «La parola ”ebbe compassione” significa che Gesù ha accolto questa persona nel suo cuore. Non l’ha lasciata a distanza, ma l’ha resa vicina».
L’Amministratore Apostolico ha osservato che proprio questo ordine — misericordia, vicinanza e parola — è un esempio per ogni cristiano: «Spesso vogliamo subito insegnare agli altri. Ma Cristo ci mostra un’altra via: prima accogliere la persona nel cuore, poi toccare la sua sofferenza e solo dopo pronunciare una parola».
Al termine dell’omelia i fedeli sono stati incoraggiati a imparare da Cristo e a seguire il suo esempio nella vita quotidiana: «Non tutto ci riuscirà subito. Ma se il Signore vedrà la nostra sincerità e il nostro impegno, sarà Lui stesso a guidarci e a insegnarci».
Nel pomeriggio si è svolto il lavoro di gruppo. Le partecipanti hanno condiviso le proprie esperienze, discusso della vita del movimento nelle parrocchie, delle difficoltà e delle sfide che si incontrano, nonché della collaborazione del movimento con i sacerdoti e con altre comunità. È stata inoltre dedicata particolare attenzione al tema della crescita spirituale e alle proposte per il futuro sviluppo del servizio.
Nell’ultima meditazione spirituale don Vasyl ha ringraziato tutte le madri per la partecipazione, ha riassunto l’incontro e ha offerto alcuni consigli pratici su come vivere l’esperienza spirituale ricevuta nella vita quotidiana.
Ufficio Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico su segnalazione di Nadiia Kravchuk













