Mons. Hryhoriy ha consacrato a Livorno una nuova chiesa per la comunità ucraina
4 maggio 2026
Il 3 maggio, nella comunità ucraina di Livorno, si è svolto un evento importante non solo per la parrocchia locale, ma anche per l’intero Esarcato Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino in Italia: il rito di consacrazione della nuova chiesa dedicata ai santi Volodymyr e Olga.

La celebrazione è stata presieduta da Mons. Hryhoriy Komar, Amministratore Apostolico dell’Esarcato Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia. Hanno concelebrato con lui Mons. Simone Giusti, Vescovo della Diocesi di Livorno, e numerosi sacerdoti.
Durante l’omelia, Mons. Hryhoriy si è soffermato sulla storia dell’antico Israele, spiegando le origini della divisione tra giudei e samaritani. Secondo quanto ha ricordato, un tempo esisteva un unico regno di Davide e Salomone, che successivamente si divise in un Regno del Nord e un Regno del Sud. Il Regno del Nord fu distrutto dagli Assiri già nell’VIII secolo prima della nascita di Cristo: parte della popolazione venne deportata, mentre altri popoli furono insediati nei loro territori. Questo processo portò a una mescolanza delle popolazioni e a una progressiva assimilazione.
Il vescovo ha sottolineato come fenomeni simili si siano verificati anche in altre epoche della storia, quando alcuni popoli venivano espulsi dalle proprie terre e altri vi si stabilivano, con conseguente perdita o trasformazione dell’identità religiosa e culturale. Tra giudei e samaritani, ha ricordato, si sviluppò così un profondo clima di ostilità, caratterizzato dall’assenza quasi totale di rapporti e comunicazione reciproca.
Nel proseguire la sua omelia, Mons. Hryhoriy ha richiamato il brano evangelico che contrasta fortemente con questa lunga storia di separazione: l’incontro di Gesù con la samaritana al pozzo di Giacobbe. «Ed è proprio qui che accade qualcosa di inatteso: Gesù inizia a parlare con la samaritana e le chiede da bere». Il predicatore ha evidenziato come questo gesto fosse sorprendente per l’epoca non solo a causa dell’inimicizia tra i due popoli, ma anche per le convenzioni sociali del tempo, secondo le quali un maestro non avrebbe dovuto rivolgersi pubblicamente a una donna, e per di più a una donna considerata moralmente discutibile.
La samaritana, ha osservato, rimane colpita da quell’iniziativa e risponde con stupore: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono samaritana?». Il vescovo ha quindi sottolineato che il Signore supera tutte le barriere sociali, culturali e religiose del tempo, aprendo una nuova logica di relazione: quella del dono e della misericordia. «Ma il Signore abbatte ogni barriera e mostra che per Lui non ci sono ostacoli nel donare l’acqua viva a ogni persona», ha affermato.
Cristo, ha aggiunto, non divide le persone in degni e indegni e non pone condizioni preliminari per l’incontro con Lui. «Non separa gli uomini in degni e indegni. Non pone condizioni: ”prima cambia la tua vita”», ha ribadito Mons. Hryhoriy. Nell’omelia è stato sottolineato che questa ”acqua viva” simboleggia la grazia di Dio, la quale non solo disseta la sete spirituale dell’uomo, ma trasforma anche la sorgente stessa della sua vita interiore.
Particolare attenzione è stata dedicata all’incontro di Gesù con la samaritana, che avviene nel momento della sua solitudine. Proprio quando lei si allontana dagli altri, è Cristo a raggiungerla. «Ed è proprio dove pensiamo che nessuno ci veda, lì Cristo viene incontro a noi», ha affermato il vescovo.
Gesù non giudica, ma dona: «Ti darò l’acqua viva», rivelando così alla persona la sua dignità e il suo valore. Il momento centrale dell’incontro è la verità che la samaritana riconosce: solo l’accoglienza della verità su sé stessi apre la via al cambiamento e alla guarigione.
Dopo questo incontro, la donna lascia la sua anfora e diventa testimone di Cristo per gli altri, mostrando — come ha sottolineato il vescovo — il paradosso del Vangelo: colei che era esclusa diventa la prima annunciatrice. A conclusione dell’omelia, il vescovo ha ricordato che la vera vita dell’uomo consiste nel compiere la volontà di Dio e nell’accogliere l’»acqua viva» della sua grazia.
Dopo la Divina Liturgia è stato pronunciato un ringraziamento. Successivamente i sacerdoti hanno asperto tutti i presenti con l’acqua benedetta. La celebrazione si è conclusa con l’unzione dei fedeli e un momento conviviale festoso, accompagnato da canti tradizionali ucraini.
Ufficio per le Comunicazioni dell’Esarcato Apostolico











